Giornate teologiche 2001 – La seduzione delle nuove spiritualità

G i o r n a t e    t e o l o g i c h e   2 0 0 1

LA SEDUZIONE DELLE NUOVE SPIRITUALITA’

 

Documento finale

“Spiritualità” è un termine che evoca qualcosa d’affascinante e controverso, capace di suscitare grandi passioni, ma anche altrettanto grandi delusioni. E’ proprio su questo tema che si sono tenute a Padova, il 7-8 settembre 2001, le ormai consuete “Giornate teologiche”. Il convegno è stato preceduto da dei seminari di preparazione in cui sono state affrontate alcune questioni di fondo relative all’analisi dell’attuale scenario e al profilo della spiritualità evangelica. In particolare, per orientare la riflessione è stato di particolare utilità il documento “Cristianesimo e setta” a cura della Commissione per la teologia e l’etica dell’Alleanza Evangelica Italiana, redatto e diffuso nel 1999. Al termine delle “Giornate teologiche”, dopo due giorni intensi di approfondimenti e dibattiti, si è ritenuto di fissare alcuni punti emersi che potranno essere di stimolo per il proseguimento della riflessione.

  1. Il significato di cui prendere atto: un termine contenitore

Mentre la pratica religiosa nelle sue forme istituzionali e consolidate riscontra un certo riflusso, se non una vera e propria fase di recessione, la pratica e la ricerca di spiritualità genericamente intesa sembrano godere di ottima salute. Nell’uso comune, lo spazio semantico del termine è tanto vasto da poter contenere tutto ciò che è associabile alla religione, alla ricerca di qualcosa legato al trascendente od anche alla ricerca di benessere fatto passare attraverso forme in cui vi sia comunque un richiamo religioso. Tutte le esperienze sono fatte rientrare nella rubrica della spiritualità. Se nella Bibbia, il termine “spirituale” denota un progetto di vita all’insegna dell’azione dello Spirito Santo (Gal 5,16-25; Ef 1,3; 1Pt 2,5; Col 1,9) che si contrappone a quello dell’uomo “naturale” e “carnale” (1Cor 2,6-3,1), nel vocabolario attuale esso ha un’accezione molto più dilatata ed inclusiva che non riflette più il significato biblico.

  1. La fenomenologia di cui essere consapevoli: le molte spiritualità

Un coacervo di esperienze molto diverse tra loro viene definito in termini di spiritualità. Qualsiasi percorso individuale o collettivo, canonico o flessibile, dogmatico o libertario, duraturo o temporaneo, esclusivo o sincretistico, tradizionale o innovativo, liturgico o terapeutico, contemplativo o attivistico, è considerato come espressione della spiritualità se prevede una qualche forma di collegamento con la dimensione religiosa estensivamente concepita. In particolare, sono da tenere presente:

–         le sètte che, storicamente, sono nate nell’alveo della cristianità non ortodossa nei secoli XIX e XX e che sono presenti ed attive in tutto il mondo;

–         i nuovi movimenti religiosi, in genere estranei alla tradizione storico-religiosa dell’occidente o comunque di recente istituzione e/o diffusione;

–         l’interesse massiccio per il mondo dell’occulto in tutte le sue svariate forme, dalla consultazione dell’oroscopo alla pratica della magia;

–         le grandi religioni mondiali che, per fenomeni di immigrazione e/o conversione, sono una realtà non trascurabile nel nostro panorama;

–         la pratica del «bricolage religioso», che non segue, o non segue pienamente e coerentemente i percorsi istituzionali privilegiando invece la mescolanza di credenze e di pratiche. Esso non è sempre associabile a dei raggruppamenti in particolare ed è molto spesso legato all’esperienza individuale.

–         la riscoperta delle diverse tradizioni di spiritualità presenti all’interno delle grandi famiglie del cristianesimo, soprattutto nell’ambito del cattolicesimo romano.

  1. La motivazione sottesa: il mai sopito anelito religioso

Forse l’esplosione delle spiritualità a cui stiamo assistendo può essere un fenomeno tipico della nostra età illusa dalla modernità e delusa dalla postmodernità. Al di là delle interpretazioni storiche e sociologiche del fenomeno, si deve sottolineare la matrice religiosa che sta a monte dell’attuale ritorno della spiritualità, matrice che è un elemento indelebile, anche se contorto, dell’essere umano. L’uomo è un essere intrinsecamente religioso in cui è impresso il pensiero dell’eternità e che è alla ricerca. La deformazione introdotta dal peccato impedisce che questo cammino sfoci nella conoscenza di Dio e nel culto reso a Dio, anche se non mitiga la sete religiosa che caratterizza l’uomo in quanto tale. Mentre la spiritualità contemporanea può avere tratti improntati alla novità, le ragioni antropologiche di questa esplosione devono essere ricercate nella costituzione dell’essere umano creato ad immagine di Dio.

  1. La sfida su cui misurarsi: la diffusione delle nuove spiritualità

La questione della/e spiritualità pone di fronte a degli interrogativi su cui è necessario riflettere per capire gli scenari che si delineano anche per la testimonianza evangelica. A questo proposito, vi sono delle problematiche particolarmente significative che richiedono vigilanza, approfondimento e azione. Tra queste si possono ricordare:

–         la salvaguardia della libertà religiosa in tutti i suoi risvolti culturali, mediatici, civili, politici e legislativi. Di fronte al proliferare delle diverse forme di spiritualità, è necessario vegliare affinché il principio della libertà religiosa diventi sempre più parte del patrimonio culturale condiviso e sia riconosciuto dagli ordinamenti legislativi e rispettato dalle autorità politiche, impedendo che forme di discriminazione siano introdotte a scapito della libera manifestazione delle convinzione religiose;

–         la distinzione tra cristianesimo e setta, che è doveroso ribadire e consolidare non solo all’esterno del mondo evangelicale ma anche all’interno dello stesso. Spesso, infatti, gli evangelicali vivono la loro fede in modo larvatamente settario o con delle latenze di tipo settario, non onorando pienamente la vocazione dell’evangelo che non può essere assimilata alla prospettiva della setta;

–         il compito dell’evangelizzazione in un contesto religioso reso ancor più problematico, ma anche più stimolante, dal confronto con un ventaglio crescente di itinerari di spiritualità. Il mandato di fare discepoli obbliga a fare i conti con le sensibilità emergenti e richiama gli evangelicali a farsi promotori di un progetto cristiano di vita che unisca fede e cultura, annuncio e azione, spiritualità e visione del mondo.

  1. Il fondamento da valorizzare: una spiritualità come risposta alla grazia di Dio

Oltre a voler interpretare il fenomeno delle nuove spiritualità, gli evangelicali sono coscienti di essere portatori di un progetto di spiritualità alternativo a quelli presenti sul mercato religioso. Esso si distingue, innanzi tutto, per l’impostazione di fondo biblica da cui è ispirato e che determina il suo profilo. Le svariate spiritualità, in tutta la loro diversità fenomenologica, sono comunque accomunate dal fatto di concepire la spiritualità come una scala attraverso la quale giungere al divino. Quella evangelica, invece, si concepisce sulla scorta di un modello radicalmente diverso: essa si considera, infatti, una risposta alla grazia di Dio che anticipa e determina il movimento della spiritualità stessa. L’iniziativa è e rimane di Dio che cerca l’uomo e che suscita un sussulto in chi crede in Lui. L’autentica spiritualità non è il frutto della ricerca del divino da parte dell’uomo ma la gioiosa e riconoscente risposta all’Iddio vivente e vero che libera dal peccato e rifonda la vita su basi nuove. Questa diversità fondamentale denota la specificità biblica della spiritualità evangelica, oltre ad indicare il suo radicamento nella tradizione della Riforma protestante.

  1. Il progetto da perseguire: una spiritualità della vita e per la vita

La spiritualità evangelica è una vita vissuta in risposta alla grazia di Dio. Se la grazia di Dio investe tutta la persona, in tutte le sue facoltà e in ogni sua dimensione, donando la vita laddove c’era morte, la spiritualità generata dalla grazia si caratterizza all’insegna della stessa pervasività e della medesima vitalità. Un’autentica spiritualità evangelica coniuga la memoria del passato, l’attesa del compimento dei tempi e l’impegno nel presente, senza salti e omissioni. Un’autentica spiritualità evangelica compatta i vari ambiti della vita, la pietà personale e l’azione nel mondo, lo spirito e il corpo, la mente e il cuore, senza scissioni o separazioni. Un’autentica spiritualità evangelica si misura nella concretezza della vita, senza farsi irretire dal dualismo tra “spirituale” e “materiale” che stravolge la realtà e inibisce l’azione. In continuità con i migliori modelli della storia dell’evangelismo, un’autentica spiritualità evangelica è innervata dalla speranza del regno inaugurato di Dio e dalla passione per la gloria di Dio, senza ripiegamenti intimistici o atteggiamenti rinunciatari. Insomma, un’autentica spiritualità evangelica non è troppo spirituale da non essere reale, né troppo poco spirituale da non essere alternativa alle altre forme di spiritualità. Accontentarsi di meno significherebbe ridimensionare la grazia di Dio e ridurre la portata della risposta a qualcosa di frammentario. Più in particolare, la spiritualità evangelica è chiamata ad esprimersi:

–         sul piano personale in quanto è portatrice di un’istanza di compattezza e di totalità per cui tutta la persona rigenerata dalla grazia di Dio è mossa dal desiderio di rispondervi;

–         sul piano familiare in quanto si traduce in modelli di vita familiare che mirano alla solidità del patto matrimoniale e al consolidamento della famiglia intesa come “chiesa domestica”;

–         sul piano vocazionale in quanto considera il lavoro, la professione, il tempo libero, ecc. come ambiti da vivere pienamente nel segno della grazia ricevuta;

–         sul piano ecclesiale in quanto ritiene che la predicazione, la liturgia, l’innologia, la comunione fraterna e la vita della chiesa in generale siano luoghi significativi di spiritualità;

–         sul piano sociale e culturale in quanto desidera sottomettere ogni pensiero all’ubbidienza di Cristo e vivere ogni sfera della vita all’insegna della grazia di Dio che redime il creato sottoposto alla distorsione del peccato.

Nello scenario attuale segnato dalla proliferazione delle spiritualità, la scommessa per la spiritualità evangelica riguarda la capacità d’interpretare un progetto di vita evangelicamente alternativo.

Padova, 7-8 settembre 2001

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