Giornate teologiche 2008 – TEOLOGIA BIBLICA: UNA VISIONE DEL MONDO PER LA PREDICAZIONE

G i o r n a t e    t e o l o g i c h e   2 0 0 8

TEOLOGIA BIBLICA: UNA VISIONE DEL MONDO PER LA PREDICAZIONE

Venerdì 05 settembre 2008

  • 10,15 Apertura dei lavori
  • 11-12,30 La visione del mondo della teologia biblica, Al Wolters (Redeemer College, Canada)
  • 15-16,15 La teologia biblica in Italia: tendenze della pubblicistica contemporanea
    Gli studi cattolici: Giuseppe Segalla (Facoltà teologica del Triveneto)
    Gli studi evangelici: Leonardo De Chirico (IFED)
  • 16,30-17,15 Finestre di teologia biblica nel pensiero evangelico
    Vari interventi
  • 17,30-18,30 Predicazione e media: esperienze a confronto [con Remo Cristallo (Chiesa Nuova Pentecoste), Luca Baratto (Culto radio FCEI)].

Sabato 6 settembre

  • 9,00-10,00 Teologia biblica e predicazione [Giampaolo Aranzulla (IFED)].
  • 10,30-12,00 Laboratorio di teologia biblica per la predicazione [a cura di Pietro Bolognesi (IFED)]
  • 15,00-16,30 Il futuro della teologia biblica [Al Wolters (Redeemer College, Canada)]
  • 17,00 Conclusione dei lavori

Nell’ambito delle varie discipline teologiche, la teologia biblica sottolinea lo sviluppo della storia della salvezza, cioè quella tessitura unitaria e progressiva della rivelazione biblica, incentrata su Gesù Cristo. Così facendo, contribuisce in modo determinante a disegnare la visione cristiana del mondo e a costituire le direttrici portanti della predicazione evangelica. Senza la spina dorsale della teologia biblica, la predicazione sarà episodica, moralistica o versettologica. Insomma: strumentale. Senza una solida teologia biblica che la accompagni e la conduca, la predicazione finisce per estorcere alla Bibbia quello che uno vuole. La Scrittura stessa deve orientare teologicamente la predicazione dell’evangelo.

LA VISIONE DEL MONDO NELLA TEOLOGIA BIBLICA

Intervista ad Albert Wolters

di Lucia Stelluti

In occasione del XX° anno delle Giornate Teologiche dell’IFED di Padova, è stata presentata in lingua italiana la sua opera “Creation Regained” (La riconquista del creato, PASSAGGIO, Mantova 2008.)

Affinché la chiesa sia in grado di rispondere al suo mandato missionario, qui e ora, la predicazione della Parola di Dio deve rimanere fedele alla narrativa biblica. Quella, cioè, che si articola secondo le direttrici “Creazione, Caduta e Redenzione”, così chiaramente analizzate da Wolters durante i suoi interventi, il 5 e 6 settembre scorsi. La Creazione, divinamente intesa, è più ampia di ciò che generalmente si intende e comprende anche l’opera umana sul mondo, la Caduta nel peccato ha toccato ogni realtà, ma la Redenzione in Cristo tocca ogni aspetto della caduta.

La conoscenza della teologia biblica è allora una questione urgente al fine di forgiare la comprensione e l’azione del popolo di Dio, che sembra aver abdicato alle sue responsabilità su questo mondo. La realtà conquistata al giusto diritto di Dio non riguarda soltanto gli “eventi futuri”. La chiesa è chiamata a vivere oggi la creazione futura, che non consiste in una salvezza solo spirituale o in atti di gentilezza, ma in “santità e pietà nell’amministrazione della realtà”, in modo da portare alla luce il rinnovamento della creazione di Dio, che nel giorno del Signore sarà completo.


Abbiamo intervistato per voi il Prof. Wolters.

O.: Professor Wolters nel corso di queste Giornate Teologiche ha più volte affermato che siamo chiamati come cristiani a “vivere la creazione futura”. Rispetto al nostro contesto attuale ci sono molte emergenze in campo economico, sociale, politico, educativo. È possibile vedere molto attivismo da parte di soggetti e organismi non cristiani in questi ambiti, fortemente desiderosi di vedere cambiamenti nei termini di una riforma umanista. Cosa differenzia allora sostanzialmente l’azione di un cristiano in questi ambiti, da quella di un non cristiano?

W.: Dipende dai dettagli, ma principalmente è la motivazione a fare la differenza. Molte volte sulla superficie sembra esserci molta somiglianza, se non si considerano le motivazioni di fondo, però.

O.: Ci sembra che la chiesa in questi campi, diversamente da i non cristiani, non sia così motivata dal desiderio di riconquistare la realtà al giusto diritto di Dio, in vista della redenzione. In che modo si dovrebbe incoraggiare la chiesa in questo senso?

W.: Beh penso in due modi. Primo collegando la visione del mondo al modo in cui la Bibbia ne parla, per mostrare ai cristiani che la Parola di Dio in cui credono, ha delle implicazioni pratiche riguardo alla loro visione del mondo. Secondo, mostrando il collegamento che c’è tra quella visione cristiana e i problemi che si stanno affrontando.

O.: Questa responsabilità riguarda il credente in modo personale o, a livello più alto, organismi specifici?

W.: Entrambi! Dipende comunque dalle situazioni. In alcune situazioni l’unica possibilità è quella personale, ma dove possibile bisognerebbe trovare opportunità per un approccio più strutturale alle questioni.

O.: Lei crede che questo tipo d’interventi debba essere sempre uno strumento per la testimonianza e l’annuncio del Vangelo di Gesù Cristo?

W.: Non voglio fare una dichiarazione assoluta, ma il mio sentimento a riguardo è: per quanto possibile, fa’ il nome di Gesù! Ci sono certe situazioni in cui ciò non è saggio o efficace, ma dobbiamo ricordarci che c’è una più grande tentazione a vergognarsi del Vangelo, piuttosto che a essere franchi e audaci riguardo a esso.

O.: Leggendo il suo libro non si sono trovati riferimenti alla chiesa locale. Come si può tradurre in modo pratico questa visione del mondo qui espressa nella vita della chiesa locale?

W.: Penso che la chiesa locale è il fondamento dal quale è necessario partire, e la predicazione del Vangelo nella chiesa è il punto centrale da cui questa visione del mondo deve emergere. Sfortunatamente ci sono molti casi in cui il contesto della comunità e la predicazione non sono sostenute. In quel caso è possibile dover collaborare con cristiani che incoraggiano le stesse idee: come gruppi di studio, associazioni, organizzazioni, per cercare di promuovere una visione del mondo cristiana insieme. Ma bisogna sempre cercare di collegare questo impegno al lavoro della chiesa locale.

O.: Facendo un esempio pratico, come possiamo pensare al nostro modo di lavorare, ad esempio nel lavoro ingegneristico, in una maniera che sia “riconquistata da Cristo”, secondo la visione del mondo da lei espressa? Sappiamo che tutto ciò che è creato segue una legge divina e una sua propria struttura. Ma da tale consapevolezza a riuscire a progettare o a pensare in un modo rigenerato, che tenga conto della buona creazione di Dio, è difficile.

W.: Un buon punto di partenza è cercare altre persone che affrontano le stesse problematiche, che operano nello stesso campo, per incontrarsi e discutere sulle stesse questioni. Successivamente è utile trovare della letteratura cristiana, o autori cristiani che stanno già lavorando sulle stesse cose.

In questo campo specifico ci sono alcune cose abbastanza utili, per un approccio cristiano alla tecnologia. Potrei citare Schuurman, un filosofo e ingegnere olandese, che ha scritto“Technology and the Future”. Penso che sia una buona analisi della tecnologia in generale, incluso il ruolo della progettazione, anche per ciò che riguarda il confronto della propria visione con quella di altri pensatori come Heidegger. È un libro in un certo senso filosofico, ma tratta realtà che hanno a che fare con il mondo ingegneristico. In ogni caso so che è difficile.

O.: Forse è più semplice comprendere le implicazioni pratiche della visione del mondo biblica in quegli ambiti che hanno a che fare con il pensiero, come l’insegnamento ad esempio, piuttosto che in quelli che hanno a che fare con la manualità.

W.: Si è vero, se lavori in un ambito in cui produci delle cose o fai parte di un’azienda, ci sono tutta una serie di limitazioni. Quindi probabilmente l’unico modo in cui puoi realmente intraprendere qualche passo verso il rinnovamento è quello di mettersi insieme con un gruppo di persone e cercare di realizzare qualcosa da soli, magari nel tentativo di fondare una piccola società. È difficile operare questi concetti all’interno di una grande compagnia e ovviamente puoi sempre cercare di raggiungere l’obiettivo di realizzare una tecnologia appropriata per uno specifico settore. A tal proposito posso citare Schumacher che una trentina d’anni fa scrisse“Small is Beautiful”. Parla della possibilità di fare ingegneria o disegno tecnico per configurazioni di bassa scala.

O.: Grazie Professor Wolters!

W.: Dio benedica il vostro impegno!

COMUNICATO FINALE

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