Studi di teologia n.54

Introduzione

La teologia evangelica contemporanea ha un conto in sospeso con i Padri della chiesa. Soprattutto dove essa è stata elaborata in un contesto culturale dominato dal liberalismo teologico (che ha avvertito i Padri come responsabili della “ellenizzazione” del cristianesimo), dal cattolicesimo romano o dell’ortodossia orientale (che hanno avuto la tendenza a enfatizzare il sacramentalismo dei Padri), essa ha corso il rischio di coltivare l’oblio della memoria dei Padri, avvertendo la loro eredità come un fardello misterioso se non proprio imbarazzante. La comprensione dell’itinerario storico-teologico della fede è stata spesso caratterizzata da un “salto” che dal Nuovo Testamento e dalla primissima età post-apostolica è proseguita nei movimenti di dissidenza medievali e sfociata nella Riforma protestante del XVI secolo, aprendo così una voragine che corrisponde proprio all’età dei Padri.
La patristica è stata frettolosamente e grossolanamente scambiata come un tempo cupo e grigio in cui si è concentrato un coacervo di deformazioni che hanno portato al declino spirituale della chiesa. Così facendo, è stata progressivamente perduta una grammatica evangelica in grado di apprezzare criticamente il contributo dei Padri. Questa incapacità di relazionarsi in modo responsabile alla patristica è segno di immaturità teologica e ha un costo altissimo nella collegata difficoltà a nutrire una sobria memoria del popolo di Dio, non idealizzata e nemmeno demonizzata. Oltre a essere sbagliato in sé, lo squilibrio non giova a nessuno e va superato.
Questo lavoro nasce come materiale didattico di un corso monografico tenuto nell’ambito del Corso di cultura teologica dell’IFED di Padova. Si tratta di letture introduttive miranti a stimolare lo studio ulteriore. Il fatto che, in un corso di teologia evangelica, lo studio dei Padri della chiesa sia un requisito essenziale è di per sé un fatto programmatico. Senza questo impegno, la teologia evangelica rischia di diventare una caricatura di sé stessa e appiattirsi su una narrazione monca della sua storia. Dedico questo fascicolo agli studenti di teologia che, investendo nella formazione personale in vista della vocazione ricevuta, non si rassegnano a una fede costellata di “buchi” e procedente per “salti”, ma desiderano articolare una fede evangelica che abbraccia tutto il consiglio di Dio e che si sente erede della storia del popolo di Dio. Ciò significa valorizzare le pagine di particolare fedeltà alla Scrittura e prendere le distanze in modo rigoroso e generoso da quelle in cui i grandi del passato non hanno esercitato il dovuto discernimento. Se possiamo guardare avanti è perché, piaccia o non piaccia, siamo sempre sulle spalle di qualcuno.

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