Giornate teologiche 2017 – Riforma ieri, oggi e domani

Giornate teologiche 2017

Riforma ieri, oggi e  domani
Padova, IFED, 8-9 settembre 2017

L’occasione del 500 anniversario della Riforma protestante offre una grande opportunità per misurarsi con l’eredità di quel grande movimento spirituale a cui l’affissione delle 95 tesi di Lutero diede l’abbrivio nel XVI secolo. Dopo la Riforma niente è stato più lo stesso nella chiesa ed anche nella società. A distanza di cinque secoli, è possibile interrogarsi su questi macro-scenari storici e vederne i riverberi nel nostro tempo? Inoltre, la Riforma è solo da celebrare e commemorare o è anche in qualche modo un programma di vita? Le Giornate teologiche saranno una splendida opportunità di tematizzare questi grandi interrogativi e di apprezzare la memoria viva della Riforma protestante.

 

Venerdì 8 settembre

11.00-12.15
La visione trinitaria della Riforma protestante
Michael Reeves (Union School of Theology, Oxford, Regno Unito)

15.00-16.15
1517 e oltre: cosa ha detto Lutero alla chiesa?
Jonathan Benatti (Studi di teologia) e Giulio Osto (Facoltà Teologica Triveneto)

16.30-17.30
La Riforma domani. Piste per la testimonianza evangelica
Leonardo De Chirico (IFED) e Bernd Prigge (Comunità Evangelica Luterana di Venezia)

17.45-18.30
“La riforma nella mia vita”. Storie di vite in un cammino di riforma
Tre testimonianze: Marisa Piran, Augusto Melini, Luigi Cutri

Sabato 9 settembre

9.00-10.30
Riforma e rischio di moralismo
Pietro Bolognesi (IFED)

11.00-12.15
Riforma nella società: quale contributo per l’Italia
Lucio Malan e Giuseppe Rizza

15.00-16.30
Semper reformanda: la chiesa in uno stato di permanente di riforma
Michael Reeves (Union School of Theology, Oxford, Regno Unito)

Riforma ieri oggi e domani
Eredità e prospettive della Riforma alle Giornate teologiche 2017

 

Padova (PD) – La Riforma del XVI secolo è stato un movimento di Dio che ha chiamato la chiesa ad avvicinarsi all’evangelo; per questa ragione è anche una vocazione permanente della chiesa. Fra l’8 e il 9 settembre 2017 si è tenuta la trentesima edizione delle Giornate teologiche dell’Istituto di Formazione Evangelica e Documentazione. L’attenzione non poteva che essere sulla Riforma, proprio nell’anno delle celebrazioni del cinquecentenario dell’affissione delle 95 tesi da parte di Martin Lutero. Il convegno, che ha visto circa 300 partecipanti, si è confermato un appuntamento ricco di profondità, stimoli e sproni a pensare e vivere la fede evangelica in modo integrato ed integrale.

Nella tradizione ormai consolidata delle Giornate, accanto alle relazioni di un teologo di levatura internazionale (quest’anno il prof. Michael Reeves della Union School of Theology), si sono succeduti contributi italiani (ad esempio quello di Pietro Bolognesi sul rischio di sostituire la Riforma col moralismo), sia in forma di relazioni sia di tavole rotonde (Giulio Osto e Jonathan Benatti su cosa ha detto Lutero alla chiesa; Leonardo De Chirico e Bernd Prigge sulle piste della testimonianza evangelica domani; Giuseppe Rizza e Lucio Malan sulla Riforma nella società italiana). Infatti, le GT sono anche un’occasione di dialogo con posizioni diverse da quella evangelica dove praticare il vero confronto, senza sconti alla verità e senza nascondimenti ecumenici.

E dal confronto inevitabilmente è emersa una duplice sfida: è possibile avere una visione realistica della Riforma che non sia filtrata dalle esigenze ecumeniche? è possibile leggere un motivo unitario di fondo nella Riforma pur nella complessità delle sue manifestazioni dinamiche? Se una certa rinuncia a una lettura unitaria si è percepita nell’intervento di Osto e una certa disinvoltura ecumenica in Prigge, i contributi di Benatti, Bolognesi, De Chirico, Reeves e Rizza hanno offerto una robusta immagine della Riforma nella sua unità di fondo pur nella complessità e varietà di espressioni.

Secondo Reeves, questa unità di fondo della Riforma e ciò che la distingue dal Cristianesimo dell’epoca passano per il riconoscimento del primato di Dio negli affari umani. Non vale solo per Lutero ma anche per gli altri riformatori. Questo è particolarmente evidente quando, a differenza della teologia cattolica, la Riforma ha recuperato la visione trinitaria di Dio e si è impegnata a riapplicarla a tutto. Il tema della Riforma è la giustificazione per fede soltanto, ma la vera questione in gioco è come un Dio uno e trino salva i peccatori. Reeves, nella relazione conclusiva, ha inoltre ridefinito quali siano le cose che permettono alla Chiesa e ai credenti di essere in permanente riforma. La logica sottostante il sola Scriptura e il sola fide è quella di una concreta comprensione della gloria di Dio e di un sincero timore-stupore verso di Lui. Questi due elementi insieme mettono in moto i credenti, ispirandoli e rendendoli perseveranti.

Chiaramente se queste sono le basi, sarà naturale vivere vite ad alto tasso di moralità relazionale. Ma Bolognesi ha messo presto in guardia dal far scivolare la Riforma nell’acqua stagnante del moralismo. Qui per moralismo s’intende lo sganciare il dialogo dalla verità della Parola di Dio e agganciarlo all’incontro con l’altro, al sentimento dell’abbraccio accogliente. Quando l’attenzione è posta su modelli di fraternità inclusiva e d’opportunità, che prescindano dalla Parola di Dio, allora da un lato si snatura la Riforma facendola passare per un movimento moralizzante, dall’altro la si neutralizza in un tentativo di conversione ecumenica che riduce le differenze a sfumature di una realtà troppo grande da abbracciare.

Questa tentazione costituisce il primo scenario descritto da De Chirico. Accanto a questo scenario c’è quello della liquefazione della Riforma nel Cristianesimo globale. In che senso? In quegli ambienti in forte crescita numerica il ricorso alla categoria del rinnovamento è costante. Ma è un ricorso negligente, perché completamente sradicato dall’eredità dottrinale precedente, quando questa è invece utile a correggere i molti eccessi di quegli ambienti. Per smarcarsi da questi due scenari, bisogna allora assimilare e rilanciare la Riforma attraverso una costante alfabetizzazione, un’identificazione continua del vero centro del
rinnovamento, cioè la Parola di Dio, e una incessante alimentazione di nuovi cantieri per chiese confessanti, per credenti in cammino e per corpi intermedi.

In questa direzione, è stato molto utile l’intervento di Rizza che ha ricordato come la Riforma, l’assente illustre nel Bel Paese, abbia trasformato profondamente le società che l’hanno abbracciata attraverso una serie di shock culturali molteplici. La Riforma dunque non è solo spirituale e nemmeno un rinnovamento localizzato ma è una Reforma mundi, una sfida a leggere ogni ambito della realtà sotto la progettualità di Dio.

Durante le Giornate Teologiche c’è stato spazio anche per le vicende umane dei Riformatori. In un primo momento Benatti ha aiutato a scoprire come la figura di Lutero sia spendibile oggi, per la sua fede incrollabile nell’autorità della Scrittura – che contrassegnava la sua dedizione ad approfondirla e diffonderla e insieme caratterizzava la sua verve comunicativa – e per la sua visione totalizzante e integrale della realtà di Dio – basti pensare al nuovo significato che ha impresso al termine “vocazione” o all’ampia produzione di inni. In un secondo momento è stato dato spazio a testimonianze personali di come il messaggio della Riforma abbia impattato la riforma individuale.

La Riforma continua a insegnarci questo, che nel momento in cui è l’onore di Dio a essere messo al di sopra ogni cosa allora tutto cambia e la trasformazione verso una vera e piena umanità può fiorire. Ecco perché la Riforma non può dirsi conclusa.

Alessandro Piccirillo

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