Calvino sul Time
La crescita del “nuovo” calvinismo
 
Non capita tutti i giorni di leggere di Calvino sul Time. E non in chiave storica, quasi che il centenario fosse un’occasione per un’operazione di archeologia cristiana, né sarcastica quasi che di Calvino si potesse parlare solo in termini di saccente derisione. Con uno sguardo al centenario, il Time (12 marzo 2009) è interessato ai calvinisti di oggi, ai “nuovi” calvinisti che portano quel nome ginevrino, europeo, globale.
Tra le dieci idee che stanno cambiando il mondo, per il Time c’è anche il “nuovo calvinismo”. L’espressione è un po’ sopra le righe: “cambiare” il mondo è esagerato e il “mondo” dovrebbe essere compreso come gli USA. Al netto della dilatazione tipicamente americana, rimane la sostanza. C’è un movimento di persone, chiese, facoltà di teologia, convegni, opere sociali, ecc. che non disdegna di portare il nome di calvinista. E che lo fa con evangelica fierezza. E che sta facendo la differenza. Il fenomeno non è nuovo, né sono nuovi i suoi attori più in vista.
Predicatori come John Piper e Tim Keller sono pubblicati anche in italiano. Al Mohler è il preside della principale facoltà di teologia dei battisti del sud. Mark Driscoll è un giovane pastore di Seattle con uno stile più giovanilistico. Sono molto diversi per sensibilità generazionali ed anche per appartenenza denominazionali, ma hanno in comune un fervente calvinismo. E lo hanno sdoganato rispetto ai dibattiti ristretti degli specialisti o agli impieghi dei detrattori, facendolo diventare il marcatore principale di un movimento trasversale ed in crescita. Il fenomeno è stato di recente analizzato da Collin Hansen nel libro Young, Restless, Reformed: a Journalist’s Journey with the New Calvinists (Wheaton, Crossway 2008).
Forse in Europa, siamo abituati a pensare ai calvinisti come a quelle persone che prendono sul serio l’etica della responsabilità, rigorosi nell’onestà e impegnati in qualche modo nella società. E’ una concezione weberiana, secolarizzata del calvinismo. Per il Time, al contrario, i “nuovi” calvinisti si caratterizzano principalmente per le loro convinzioni dottrinali: la sovranità di Dio nella creazione, nella provvidenza e nella salvezza; la totale depravazione dell’uomo nel peccato; la Bibbia come Parola di Dio scritta; la salvezza per grazia mediante la fede, la trasformazione di tutta la vita ad opera dell’evangelo. Non c’è niente di “nuovo” in questo calvinismo. Solo che questi calvinisti ci credono, predicano, promuovono, si alleano ed ampliano la loro sfera d’influenza. Molto calvinisticamente, l’etica della responsabilità è solo la conseguenza delle loro convinzioni dottrinali, non il perno della fede. Ci sono convinzioni a monte che non hanno nulla di originale, ma che appartengono al calvinismo confessante da Calvino a oggi. Quello che il centenario dovrebbe far riscoprire, al di là della sottolineatura dell’etica calvinista.
Quello che l’articolo del Time non dice è che il “nuovo” calvinismo non è un fenomeno solo nordamericano. E’ una corrente del protestantesimo evangelicale molto globale e piuttosto dinamica. Chissà se un giorno anche Panorama o l’Espresso se ne accorgeranno.
 
Leonardo De Chirico
 
25/3/2009