La femminilità alla prova
1 Sam 25:1-35
Il clima è un clima di morte: “Samuele morì… cordoglio”.. E in questo contesto un uomo non funziona. Era duro e malvagio (3) ed era discendente di Caleb che aveva seguito Dio (Num 14,24), ma non ne aveva ereditato lo spirito, perché non cercava prima il regno di Dio.. I segni della sua inaffidabilità erano numerosi, ma pochi se ne rendevano conto. Riusciva ancora a radunare attorno a sé degli amici per dei banchetti, ma erano talmente simili a lui da non accorgersi di nulla. Attorno a quelle tavole solo superficialità. C’è anche caso che qualcuno sognasse di “aiutarlo”, ma con quelle categorie era molto difficile. Bisognava cambiare sistema, non era possibile un semplice aggiustamento.
È triste, vedere tutti questi “omarelli”
che si trovano per non andare da alcuna parte. Trovarsi insieme è una
caratteristica della comunità credente, ma questi la distorcono. È
anche noto che il rapporto col cibo è spesso indicativo di molte cose.
Malgrado questo triste sfondo, Nabal è invitato ad esercitare la liberalità
verso l'unto dell'Eterno. Il Signore aveva pazientato a lungo ed è come
se volesse offrirgli una nuova opportunità di cambiamento. "Dà,
ti prego, ciò che avrai fra mano" (8). Ma Nabal respinge la pista
che Dio gli offre, quella dell’uscita dalla sua presunzione e autosufficienza
e di farlo nel modo più semplice possibile: la liberalità.
Questo rifiuto è legato al rifiuto dell’autorità. "Chi
è Davide?" (10). Davide sapeva di lui, lui voleva ignorare Davide.
È grave quando uno non sa riconoscere un uomo di Dio! Ha bisogno di una
carta bollata che attesti il modo d'agire di Dio! Può avere autorità
un simile uomo? Certamente può riunire attorno a sé delle persone,
ma non può avere autorità vera, perché non è sottomesso
ad alcuno. Sì, succede sovente. Uomini che non funzionano e sfruttano
le tradizioni esistenti per fini estranei a una vera comunità. Oggi però
non ci interessano gli uomini, ci interessa la donna. Ci interessa capire come
può funzionare una femminilità quando gli uomini non funzionano.
1. Una femminilità per una vera autorità
L’autorità di Abigail era il marito, ma la disobbedienza
di quest’ultimo l'aveva privato della vera autorità. Lui era venuto
meno al suo ruolo e non era più un riferimento. Quanta sofferenza in
questa donna!
Lei non era più tenuta a sottomettersi lui. Vari elementi mostrano che
il patto d’alleanza era stato rotto e questo comportava delle conseguenze.
Tra Abigail e Nabal si era creata estraneità.
Paradossalmente si era creata una nuova comunità. “Uno dei servi”
la informò di quello che era accaduto (14), ricorda l’intesa vissuta
nel tempo con la gente di Davide e invita Abigail a “riflettere e vedere
cosa si possa fare” (17). Questa comunità ha confini molto ampi.
Tocca lo stesso Davide. “O mio signore, la colpa è mia! Deh lascia
che la tua serva parli in tua presenza e tu ascolta le parole della tua serva!"
(25).
Nel contesto di questa nuova comunità Abigail ha ormai assunto un altro
riferimento (23.28). E allora non copre più il marito. Chiama le cose
col loro nome. Nabal è uno stolto. È un uomo da nulla (25) e lei
ha scelto di non essere succube della nullità. Questa è una donna
che non si nasconde dietro una pseudospiritualità, non si rifugia nel
romanticismo mieloso. Non ha occhi foderati di prosciutto! La debolezza dell’uomo
l’ha resa forte e lei sa destreggiarsi anche se le strutture sono malate.
Sa che si è fatti per una comunità e un’autorità.
Molti antichi parlavano male delle donne. “Chi cessa di denigrare la donna
è pazzo e non sarà chiamato sapiente” (Euripide, fr. 36N.).
“C’è un principio del bene, che ha creato l’ordine,
la luce, l’uomo; e un principio del male, che ha creato il caos, le tenebre
e la donna” (Pitagora), ma Abigail non può essere piegata a questa
stupidità.
Abigail sa collocarsi anche in un contesto problematico, perché ha scelto
una vera autorità per collocarsi. Avrebbe potuto nascondersi dalle sue
responsabilità col pretesto che suo marito rivestiva un ruolo d’autorità,
ma sapeva bene con chi aveva a che fare. Sapeva che dietro quei modi autoritari,
non c’era vera autorità.
Questa comprensione l’aveva aiutata a svilupparsi saggiamente. Si legge
che Abigail era donna di buon senso e di bell'aspetto (3). Ora il buon senso
non lo si acquista in una edizione delle GT. Il buon senso lo si acquista nel
tempo. Nutrendosi in modo permanente di veri valori, coltivando veri riferimenti.
2. Una femminilità per vera tempestività
Abigail prende iniziative tempestive. Uno dei servi le ha riferito
il problema e l'ha invitata a riflettere (17). Non è facile decidere,
ma qui si capisce di che cosa si è veramente nutrita durante la sua vita.
E allora decide senza esitare. Non è una manovrina per manipolare il
marito, ma la forza della saggezza e della bellezza. Essere tempestivi non vuol
però dire essere baldanzose! Ella appare dimessa, non trionfalista; umile,
non altera. Sa di portare un peso non indifferente, ma non si sta vendicando
del marito.
L'atteggiamento di Nabal sta innescando un disastro dalle conseguenze imprevedibili.
Lui pensa che sia un suo diritto avere una tale moglie sempre accanto a lui.
È una prerogativa assoluta. Non si rende conto che non può più
essere così! E allora cosa deve fare questa donna? Abigail non ci mette
molto a reagire. Non fa cadere dall’alto le cose. Capisce che si sta giocando
una grossa partita e ci vuole essere. “Buon senso e bellezza” fanno
di Abigail una donna che non si né chiusa, né calcolatrice. Chissà
quante volte è stata ferita e violata. Avrebbe potuto elaborare tecniche
di protezione e d’evasione. No, è rimasta aperta alle possibilità
di Dio.
"Abigail prese in fretta…" (18). Reagisce con quella determinazione
che si è creata da tempo in lei. Non si fa troppe domande sul proprio
ruolo. Sa che non deve attendere dal marito più di tanto. È troppo
orgoglioso per mettersi a ragionare. Non sa cosa sia la sottomissione e quindi
è solo un autoritario.
Ordina ai suoi servi di precederla. “Fragilità, il tuo nome è
donna” (Shakespeare, Amleto, I,2). Ma qui c’è altro che fragilità!
…La tempestività di questa donna s’intreccia con una vera
determinazione. È l’eco di strutture sane.
La lentezza di una donna può anche dire qualcosa dei suoi problemi. È
in genere un brutto segno. Vuol dire che c’è una insicurezza gestita
in maniera umana (cfr Prv 22,29).
3. Una femminilità per vera progettualità
Capace di riconoscere la vera autorità, caratterizzata
dalla tempestività, mossa da autentica progettualità. L’idea
di una donna capace di entrare in un grande progetto non va da sé. In
genere si pensa che “Varium et mutabile semper femina” (la donna
è sempre cosa varia e mutevole, Virgilio, Eneide IV, 569-570). “Femina
è cosa garrula e fallace, vuole e disvuole: folle è uom che sen
fida” (T. Tasso, Gerusalemme liberata XIV,84). Ma la femminilità
di Abigail è capace di riconoscere la vera autorità; è
caratterizzata dalla tempestività, è pronta ad entrare in un progetto.
Abigail si nutre di altri orizzonti. Si sente “serva” (24), di un
altro disegno rispetto a quello del marito. Non è lei che assume un ruolo
che non le spetta, è il marito che si è allontanato dal proprio.
Lei fa ormai parte di un’altra comunità che le permette di intendersi
coi servi. La sua non è una scorciatoia a basso prezzo, né un’infatuazione
personale. C’è lei, Davide, ma anche un servo! Quasi a dire che
se la struttura naturale è venuta meno, è rimasta quella ecclesiale.
Lei non gira attorno a un altro uomo, ma a un progetto! Abigail non è
interessata a tenere su un palcoscenico. Pensa all’Eterno, alla sua casa,
e al suo popolo, non al suo interesse personale e familiare. "Per certo
l'Eterno renderà stabile la casa del mio Signore, giacché il mio
signore combatte le battaglie dell'Eterno" (28). La sua preoccupazione
non è d’aver salva la vita. La questione della salvezza personale
non sembra dominare questo quadro. In primo piano non c’è il suo
interesse. Questa donna non è miope.
La sua preoccupazione è molto più ampia. Nel suo immaginario c’è
la casa del suo Signore, non la sua propria casa! "L'anima mia sarà
custodita nello scrigno della vita presso l'Eterno ch'è il tuo Dio"
(29). Che teologia! Che ambizione vera! Questa è veramente roba per persone
sagge e belle. E simili donne sono veramente benedette e in benedizione (32).
Attenzione, cari mariti… gli uomini da nulla sono a rischio. È in gioco la salute e la famiglia. Ci si può divertire con altri omarelli, ma se si tradisce la propria vocazione si avranno delle conseguenze. La comunità familiare non dura senza veri valori e ruoli. Abigail desiderava sostenere il suo compagno nella sua vocazione. Il progetto era stato comune e i ruoli erano stati diversi, ma lui non aveva portato avanti il progetto. Fatale potere, ma anche fatale condanna. Quando Abigail lo informò dell’accaduto, morì.
Attenzione, care mogli, anche se i mariti non funzionano potete riconoscere veri riferimenti, agire in modo tempestivo ed entrare in una comunità che abbia veri progetti. Non nascondetevi la realtà. Quante donne appiattite!
Care sorelle imparate a mettere veramente al primo posto Dio e il suo regno! Non la vostra famigliola e i suoi pseudoequilibri. Allora sarete sagge e belle! Farete parte di comunità con vere autorità e parteciperete in maniera efficace a progetti che segnano veramente la storia.
Pietro Bolognesi,
predicazione del 10/09/2006