UNO, DUE, TRE EMBRIONI. E’ QUESTO IL PROBLEMA?
 
La Corte costituzionale ha dichiarato anticostituzionale il comma della legge 40/2004 sulla fecondazione assistita che impone la creazione e l’impianto coatto di tre embrioni. Si tratta di uno dei punti più controversi di una legge, nata per regolamentare un delicato settore della vita sociale contemporanea, che ora viene sconfessato dalla Consulta in quanto contrasta con gli articoli 2, 13 e 32 della Carta. La legge 40 è diventata il simbolo di una cultura ossessionata dalla rigidezza della norma a scapito della responsabilità dei cittadini. Si tratta di un tentativo di normare per legge ed in senso restrittivo una materia che abbisogna certamente di criteri di riferimento, ma che deve lasciare spazio alla presa in carico di situazioni diverse e degli orientamenti legittimi delle persone coinvolte. Il vincolo dei tre embrioni è il volto un po’ inquietante di questa cultura degenerata della norma che, in nome di un principio assoluto di tutela dell’embrione, impedisce l’interazione con i casi clinici e con la specificità dei soggetti. Ora, il pronunciamento della Corte sconfessa l’assolutismo della bioetica della norma in quanto essa vìola i principi di libertà e di rispetto delle persone che la Costituzione riconosce. Non si tratta di cedere alla de-regulation morale, tanto paventata dai sostenitori oltranzisti della “vita” ad ogni costo, quanto di constatare i limiti della legge e di favorire soluzioni che meglio s’attagliano ai casi e alle persone.
Più in generale, è falsa e pericolosa l’idea che, su materie eticamente sensibili, più la legge è restrittiva e rigida, più si mette la “vita” al riparo da abusi. La complessità della realtà non può essere affrontata con la dettatura di regole che ingessano le cose. Piuttosto, all’interno di una cornice di valori che rispettano la vita, la norma deve essere consapevole di non poter esaurire il compito dell’etica, che è quello di far interagire i princìpi morali con le situazioni e gli attori sociali.
Considerazioni simili valgono anche per l’altro tema etico tornato d’attualità: il testamento biologico. Il testo di legge approvato dal Senato è figlio della stessa cultura ossessionata dalla difesa della “vita” brandita come un oggetto contundente. Esso impone con la forza della legge alcuni trattamenti medici, come l’idratazione e l’alimentazione artificiali, che dovrebbero essere lasciati alla responsabilità dei cittadini. Così facendo, fa scivolare la fine della vita verso forme di accanimento terapeutico coatto in nome di un’ideologia totalitaria. Il vizio d’origine è lo stesso di quello della legge 40.
La speranza è che il pronunciamento della Corte costituzionale richiami il legislatore, il governo e l’opinione pubblica ad una maggiore sobrietà nell’affrontare i temi etici, sia sulla procreazione assistita, sia sui temi di fine vita. In nome della salvaguardia della “vita” si possono fare leggi che fanno a pugni con la realtà e che non riconoscono spazi legittimi di decisione all’insegna del pluralismo. Ma forse, per fare questo, non basta una sentenza. Serve una riforma culturale che abbatta gli idoli, di qualsiasi fattezza e provenienza, e scopra la libertà di creature responsabili.
 
Leonardo De Chirico
 
2/4/2009