Rapporto dal III colloquio di bioetica dell'IFED

Da alcuni anni il Centro studi di etica e bioetica (CSEB) affianca alle sue attività annuali un convegno-dibattito su un tema d’interesse etico. Dopo il primo colloquio, impegnato sulla questione dell’embrione e del suo statuto, e il secondo, incentrato sull’etica della cura, il 25 ottobre scorso si è tenuto il terzo colloquio sul tema: “Aborto: si può andare oltre il conflitto tra sacralità della vita e autodeterminazione della donna?”. Sono intervenuti Massimo Reichlin (Università Vita-Salute San Raffaele, Milano) e Leonardo De Chirico (Centro Studi di Etica e Bioetica, Padova), moderati dal professor Pietro Bolognesi (IFED, Padova).

L’aborto è stato tra i temi principali che, a partire dagli Anni Settanta, hanno fatto prendere coscienza all’opinione pubblica della nuova disciplina che iniziava ad autodefinirsi “bioetica” e ha fatto sì che l’opinione pubblica iniziasse ad alfabetizzarsi e a schierarsi rispetto alle grandi questioni dell’etica della vita. Il dibattito che ne è seguito negli anni si è però ridotto ad un conflitto tra due posizioni assolute e radicali, una a tutela della vita nascente, l’altra a tutela dei diritti della donna, impoverendo così la riflessione rispetto alla complessità delle situazioni concrete. Conscio che anche la teologia cristiana ha, in genere, seguito questo andazzo, piuttosto che problematizzarlo ed offrire alternative plausibili, il CSEB si è proposto, con la pubblicazione del suo inserto annuale alla rivista Studi di Teologia e con questo colloquio, di delineare un nuovo paradigma che possa rispondere in modo adeguato e soddisfacente alle sfide che la complessità della realtà propone, rompendo questo ristagno bi-polarizzato della riflessione sul tema.

Il professor Reichlin è intervenuto presentando una prospettiva filosofica e con l’obiettivo di fare una riflessione strettamente etica, che potesse dare un’idea sul tema slegata dalle leggi o norme attuali e da confessioni religiose. Convenendo che né la posizione dell’autodeterminazione della donna (tipica di una visione etica laica), né la posizione che pone tutta l’enfasi sulla vita biologica al di là della vita della persona che la vive (tipica della visione cattolica) siano posizioni pienamente sostenibili, ha esposto il suo pensiero basato sulla dignità della persona, senza però sbilanciarsi verso uno o l’altro polo e riconoscendo la presenza di “persona” in relazione alla sua capacità di svilupparsi in un individuo pienamente formato.

Riconoscendo dunque l’aborto come problema non solo della donna ma anche come problematica sociale si è schierato con il suo pensiero in una posizione che non assolutizza la vita come sacra né pone tutta l’enfasi su un soggettivismo autodeterminante ma cerca un equilibrio tra questi due poli.

Il professor De Chirico ha sottolineato, nel suo intervento, che la riflessione sull’aborto non è per nulla conclusa. Piuttosto, dopo un pluri-decennale irrigidimento del dibattito su due posizioni assolute che hanno fallito di fronte alla sfida della complessità della realtà, c’è un forte bisogno di un nuovo paradigma di approccio alla questione che possa farle fronte in modo soddisfacente. Entrambi gli assoluti (autodeterminazione della donna e sacralità della vita) sono forme di idolatria di una singola dimensione del problema e di conseguenza si dimostrano una fuga dalla realtà nella loro evidente inadeguatezza ad affrontarne la complessità. C’è bisogno di partire da termini nuovi, non aggiustare quindi le due posizioni preponderanti attuali ma ricostruire un modello in grado di reggere tutte le sfide della realtà senza by-passarle. Il suo intervento si fa portavoce di un modello di concezione della persona in chiave relazionale, che valorizza la vita e le scelte all’interno di una triangolazione tra valori di riferimento, responsabilità dei soggetti coinvolti e situazioni diverse che via via si presentano. L’invito è dunque quello di un recupero dell’inscindibilità tra vita e responsabilità che possa far fiorire una cultura della procreazione responsabile come primo aiuto basilare e sicuramente, in una certa parte, risolutivo della problematica dell’aborto.

Dopo le due esposizioni il dibattito è proseguito con un confronto più diretto tra i relatori sulle reciproche posizioni e poi con domande e considerazioni del pubblico che ha esposto questioni pratiche e anche di natura giuridica cercando di comprendere meglio le posizioni e le soluzioni proposte.

Riccardo Calanchi