Ieri si è tenuto un importante convegno di studio sulla bioetica organizzato dalla Fondazione Italianieuropei il cui presidente è Massimo D'Alema. Lo scopo della giornata di studio è stato di promuovere un'occasione di ampio confronto sui principali temi del dibattito bioetico. Su alcuni di questi, come la fecondazione assistita, il Parlamento italiano è pienamente coinvolto in quanto un disegno di legge è stato approvato dalla Camera e attende di essere discusso al Senato. Su altri ancora, come
la ricerca in campo genetico, il dibattito culturale e politico si sta intensificando e presto si tradurrà anche in proposte di legge. Come è noto, le posizioni sulla bioetica sono in genere polarizzate tra la linea cattolica e quella laica. Su molte questioni, si assiste ad una situazione di stallo tra i due schieramenti. Questa divaricazione si è in parte riprodotta ieri al convegno di Assisi.
Al convegno di Assisi c'erano tutti o quasi i soggetti presenti nel dibattito etico degli ultimi anni. In campo cattolico, c'erano esponenti di una linea vicina alle tesi del magistero (Adriano Pessina dell'Università cattolica), ma anche ricercatori di un'area cattolica più aperta e dialogante (Roberto Mordacci e Angelo Vescovi dell'Istituto San Raffaele).
Politicamente, il cattolicesimo era ben rappresentato dall'on. Casini, presidente della Camera, e da Rosy Bindi, ex ministro della sanità. Per quanto riguarda il fronte laico, c'erano degli studiosi da molto tempo impegnati nella ricerca e nel dibattito bioetico (tra gli altri Carlo Flamigni dell'Università di Bologna e Maurizio Mori del centro Politeia di Milano), ma anche il mondo protestante allineato con le posizioni laiche ha avuto una voce (il valdese Sergio Rostagno). La presenza dell'on. D'Alema offriva in qualche modo la copertura politica a quest'area culturale. Il convegno ha riproposto la polarizzazione tra laici e cattolici, rispecchiando nel programma e nei partecipanti il duetto che è ormai tipico della cultura italiana.
Com'è noto, ridurre il dibattito etico al dialogo tra laici e cattolici è una semplificazione inaccettabile. Vi sono orientamenti culturali, come quello evangelicale, che non sono né l'uno, né l'altro e che non si sentono rappresentati né dal primo, né dal secondo. La visione evangelicale è portatrice di un'identità propria e di un progetto alternativo, pur volendo dialogare con gli altri e partecipare alla deliberazione etica in un contesto pluralista. Eppure questo orientamento non aveva voce ad Assisi,
così come è assente dal dibattito etico nel nostro paese. Non tanto e non solo per la mancanza d'interesse da parte del mondo laico e cattolico, ma soprattutto per l'indifferenza morale, la pigrizia spirituale e l'insipienza culturale che caratterizza noi evangelici. Se ad Assisi gli evangelicali non c'erano, è colpa loro. È colpa nostra. Serve un'inversione di tendenza affinché, anche nel campo dell'etica, la voce degli evangelici abbia una sua visibilità, una sua progettualità e una
sua forza argomentativa.
CSEB
C.P. 756
35100 Padova
ifed@libero.it