A dieci anni dal “Manifesto di bioetica laica”
Dieci anni sono troppo pochi per fare un bilancio, ma sono sufficienti per fare qualche riflessione.
Sul piano dell’incisività e degli effetti prodotti, questo decennio ha semmai visto il ritorno della bioetica cattolica come forza culturale influente e trasversale. Dopo che negli Anni Settanta e Ottanta, anche in Italia si era registrata una virata “laica” su temi etici (divorzio, aborto, ecc.), gli anni Novanta hanno visto un’inversione di tendenza. Sia nelle sedi istituzionali (Parlamento, Comitato Nazionale di Bioetica, ecc.), sia nelle occasioni pubbliche di confronto e di decisione (ad esempio, il referendum 2005 sulla legge 40), è stata la bioetica della sacralità della vita a prevalere nel Paese, influenzando la legislazione e orientando il dibattito. L’onda d’urto della bioetica laica espressa nel “Manifesto” si è infranta sulla levata di scudi del ritorno del cattolicesimo culturale, dell’orientamento neo-conservatore anche di alcuni laici o del qualunquismo che si registra quando si affrontano temi complessi. Oggi la bioetica laica s’interroga sugli spazi d’intervento in un Paese politicamente bloccato dall’abilità cattolica a tenere sotto scacco entrambi gli schieramenti e culturalmente restio a pensare le questioni in termini nuovi.
Nel documento finale delle Giornate teologiche 2005 a cura dell’IFED di Padova, si dice che “la laicità è parte integrante dell'agenda della nostra società. Per quanto possa apparire un principio riconosciuto dal punto di vista costituzionale e scontato su quello culturale, la laicità è ancora un progetto incompiuto. Soprattutto in Italia, dove il ruolo della Chiesa cattolica è preponderante, gli spazi di laicità sono schiacciati dall’interventismo ecclesiastico e tale schiacciamento è consentito da una cultura politica acquiescente”. Anche nel campo della bioetica si possono vedere i segni di questa incompiutezza. A dieci anni di distanza dal “Manifesto di bioetica laica”, la bioetica italiana appare essere meno laica ora di quanto non lo fosse allora.
La bioetica evangelica non si riconosce né nell’etica della sacralità della vita che divinizza il bios, né in quella della qualità della vita che idolatra l’ego. Essa scommette su un patrimonio culturale diverso dalla biolatria cattolica e dall’egolatria laica. Con i laici, però, gli evangelici chiedono un confronto plurale in cui tutte le posizioni siano sentite e in cui gli spazi di responsabilità personale e sociale siano riconosciuti anche dal diritto. Speriamo nei prossimi dieci anni.
Leonardo De Chirico
Centro studi di etica e bioetica – Padova
ifed@libero.it
11/6/2006