CELLULE STAMINALI: AVANTI CON PRUDENZA

Negli ultimi anni, il dibattito sulle cellule staminali è sempre più al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica. Si tratta di uno dei fronti della ricerca scientifica che suscita più speranze e più interrogativi. Le cellule staminali sono cellule indifferenziate che hanno la potenzialità di seguire uno sviluppo guidato che porti alla produzione di ogni tipo di tessuto umano. I campi potenzialmente interessati dagli sviluppi della sperimentazione sono numerosissimi: infatti, con le cellule staminali si pensa di poter risanare organi e tessuti malati o di sostituire parti lesionate o compromesse, superando i rischi di rigetto. Le prime sperimentazioni cliniche di 'terapia cellulare' indicano che le cellule staminali potrebbero essere utili per il recupero della funzione cardiaca dopo l'infarto del miocardio, per la cura delle malattie nervose degenerative come il morbo di Parkinson, per la rigenerazione epatica, ma anche per la guarigione di fratture ossee complesse e di ustioni cutanee estese.

Le cellule staminali si distinguono a seconda della loro provenienza e del grado di maturazione. Le cellule adulte sono ‘multipotenti’ e si trovano nel sangue ombelicale e nel midollo osseo. Sono meno differenziate e si rinnovano in modo limitato, anche se la sperimentazione su animale e su uomo sta dando risultati utili. Le cellule embrionali, invece, sono più versatili e indirizzabili. Le ‘totipotenti’ si sviluppano nei primi giorni di vita dell’embrione e hanno la capacità di differenziarsi in tutte le linee cellulari e di trasformarsi in ogni componente dell’organismo. Le ‘pluripotenti’, invece, si riferiscono al 5°-6° giorno, hanno una minore capacità di differenziamento rispetto alle ‘totipotenti’ e possono trasformarsi solo in alcuni tessuti. Su queste cellule è in corso la sperimentazione su animali, mentre quella su embrioni umani è oggetto di discussione anche in campo etico. La discussione verte sulla possibilità di utilizzare l'enorme quantità di embrioni in surplus che sono congelati nelle cliniche per la fertilità e che sarebbero destinati ad essere eliminati. Questo tipo di ricerca, intervenendo sugli embrioni da cui si estraggono cellule staminali, comporta la loro eliminazione e suscita degli interrogativi sulla sua liceità etica. L'etica cattolica, in particolare, si oppone a questa pratica in quanto la considera una soppressione di una persona in potenza e per il fatto che tratta l'embrione come mezzo, e non come fine. Queste obiezioni sono condivisibili nella misura in cui invitano alla cautela scientifica e alla responsabilità morale dei soggetti coinvolti. Tuttavia, se si considera che gli embrioni crioconservati sono destinati alla distruzione e che l'assenza di un progetto di vita umana non può farli considerare persone a tutti gli effetti, l'obiezione cattolica appare essere ispirata ad un criterio metafisico e biologista della vita. L'etica biblica difende il valore della vita, ma attribuisce alla vita un carattere di relazionalità che gli embrioni congelati non hanno. Per queste ragioni, è auspicabile che la ricerca sulle cellule staminali prosegua sugli animali, ma possa anche avvalersi degli embrioni in sovrannumero.

La sperimentazione sulle cellule staminali è ancora ad uno stadio iniziale. Non tutti i passaggi dello sviluppo di queste cellule sono prevedibili e conosciuti. Una delle difficoltà incontrate dai ricercatori è di trovare un metodo adeguato per programmare le cellule in modo che producano i tessuti desiderati e non ammassi cellulari casuali. Per questa ragione, occorre mantenere un atteggiamento cauto, prudente e realista. D'altro lato, lo sviluppo della ricerca sulle cellule staminali è da molti considerato un'alternativa alla clonazione terapeutica che suscita perplessità etiche molto accentuate. Se la clonazione presenta delle difficoltà morali non indifferenti, la 'terapia cellulare' è una strada sicuramente meno problematica. Per questo, la ricerca deve proseguire.

Leonardo De Chirico

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Centro studi di etica e bioetica (CSEB)
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