TANTE "CHIMERE" PER NULLA
Ricerca bio-tecnologica alla prova dell’etica


L’attualità porta ancora una volta alla ribalta i temi della bioetica e ripropone lo scontro culturale tra “permissivismi” e “normativisti” presente all’interno delle società occidentali. All’inizio di settembre, in Inghilterra è stata autorizzata la creazione di embrioni ibridi per l’estrazione di cellule staminali: il DNA umano può essere inserito in ovuli animali (di mucca o coniglio) per creare un “cibrido”. Il provvedimento ne prevede la distruzione in seguito al prelievo di staminali e ne vieta l’impianto in utero. C’è chi ha gridato alla creazione e alla distruzione di “mostri” evocando lo spauracchio dei campi di sterminio; c’è chi ha sottolineato con disappunto il superamento di un ennesimo limite “naturale” da parte della ricerca; c’è chi ha inneggiato alle “sorti magnifiche e progressive” della scienza lanciata verso la cura delle malattie degenerative; c’è chi ha evocato la libertà della ricerca da lacci e lacciuoli morali(stici).

Intorno all’autorizzazione inglese si è creato un gran baccano. Le domande a cui (cercare di) rispondere sono:

1. Le staminali embrionali sono davvero utili per la ricerca medica? Sembra di sì, così come le staminali adulte; in ogni caso non si può chiudere il capitolo delle staminali embrionali senza approfondirlo.

2. Dove reperirle? La soluzione migliore è dagli embrioni congelati a seguito delle tecniche di fecondazione assistita e che sono destinati a spegnersi in ogni caso. In Italia questo è vietato, ma non lo è in altri Paesi.

3. E’ giusto cercare nuove riserve di staminali embrionali? Paradossalmente, la rigidità nei confronti dell’impiego degli embrioni congelati contribuisce a spingere la ricerca verso strade alternative (e problematiche) come quelle dei “cibridi”.

4. I “cibridi” sono persone, mostri, o chi o cosa? Sono embrioni dall’identità mista e, comunque, non potendo essere impiantati, non diventeranno mai persone umane o esseri personali diversi. Il mancato impianto è il “limite” della loro vera o presunta personalità.

5. L’opinione pubblica è stata coinvolta adeguatamente? L’aspetto più problematico della vicenda inglese pare essere il modo in cui l’opinione pubblica sia stata “apparentemente” sollecitata nel creare un clima favorevole alla creazione dei “cibridi”. Se si chiede alla gente se è giusto fare tutto il possibile per sconfiggere il Parkinson e l’Alzheimer, è chiaro che la risposta sarà favorevole; ma l’opinione pubblica ha veramente recepito, discusso ed inquadrato le questioni? Ha assunto una vera responsabilità morale nel rispondere alla sollecitazione? Il rischio di manipolazione dell’opinione pubblica è più forte che mai.

La comunità scientifica deve coltivare il senso del limite e, se non è in grado di percepirlo e praticarlo da sola (compito sempre difficile), la società ha la responsabilità di richiamare l’esigenza di coniugare l’apertura al nuovo con il rispetto del “limite” virtuoso della dignità umana. Questa è la tensione su cui deve concentrarsi il dibattito bioetico senza cedere agli assolutismi di una “natura” statica ed invalicabile e nemmeno alle licenze del laissez-faire etico dove domina l’interesse economico. Le nostre società sono ancora attanagliate dalle rigidità della norma naturale (sul versante religioso) e dalla permissività della deregulation morale (sul versante laico) per poter affrontare responsabilmente i problemi etici posti dalla ricerca scientifica. Ed è proprio qui che l’etica evangelica può ritrovare uno spazio pubblico che indichi la necessità di bilanciare le questioni nel quadro della responsabilità condivisa.

Leonardo De Chirico

Centro studi di etica e bioetica - Padova
ifed@libero.it

17/9/2007