LA LEGGE SULLA FECONDAZIONE ASSISTITA: UN COMMENTO EVANGELICO AL PRIMO
ARTICOLO
All’inizio di dicembre 2003, il Senato ha
votato il controverso disegno di legge sulla procreazione assistita (il n.
4048), già approvato dalla Camera nel 2002. Si tratta di un provvedimento atteso
da lungo tempo e volto a dare un inquadramento giuridico ad un ambito molto
delicato come quello della fecondazione artificiale e, più in generale, della
genitorialità. Le votazioni stanno procedendo accompagnate da molte polemiche e
le maggioranze che si stanno formando sono trasversali rispetto agli
schieramenti politici. Vediamo i punti salienti dei primi articoli.
I primi articoli stabiliscono il divieto
all'inseminazione eterologa (art. 4), cioè il ricorso ad un aiuto esterno alla
coppia (mediante donazione di spermatozoi ed ovociti e/o di una maternità
surrogata) da parte di terzi. L'inseminazione che viene contemplata è quella
omologa, cioè per le coppie coniugate e di fatto (non sposate), ma viene esclusa
per aspiranti genitori 'single' e/o all'interno di unioni omosessuali. La legge
sembra riconoscere che il soggetto sociale della procreazione assistita sia la
coppia coniugata o comunque caratterizzata da una certa stabilità.
Ciò risponde a un criterio etico importante a
salvaguardia del nascituro, ma anche degli aspiranti genitori. Non ogni
desiderio di genitorialità si traduce automaticamente in un diritto ad essere
genitore e non ogni modalità per arrivare ad essere genitore si traduce
automaticamente in un diritto ad esserlo. Il desiderio di genitorialità senza
un'assunzione di responsabilità o per un appagamento meramente personale è da
escludere in quanto concepisce il "diritto a un figlio" in termini troppo
individualistici, troppo sbilanciati sulle prerogative del genitore e poco
sensibile alle attese del nascituro. L'idea stessa di genitorialità presuppone
infatti una responsabilità relazionale che sia portatrice di un vero progetto di
vita. È nell'interesse del figlio venire al mondo all'interno di una famiglia al
cui centro ci sia una coppia legata da un patto coniugale e che abbia figure
paterne e materne certe. Inoltre, è nell’interesse dei genitori fare un figlio
potendo contare sul sostegno coniugale che solo una relazione matrimoniale può
dare. La difesa dell’inseminazione omologa non ha niente a che fare con una
concezione normativa di “natura” come vorrebbe il pensiero cattolico, ma è un
modo per tutelare gli interesse di tutti, compresi quelli del nascituro.
Il fronte laico spinge per una fecondazione
aperta a tutti i soggetti che la richiedono, senza vincoli di relazioni stabili
e quindi mediante il ricorso all'inseminazione eterologa. L'impostazione laica
tende ad assolutizzare l'autonomia dei soggetti, mentre un approccio evangelico
tenta di mettere in relazione la responsabilità delle persone coinvolte a delle
norme etiche di riferimento alla luce della situazione contingente che si deve
affrontare.
Un altro punto qualificante dei primi articoli
(art. 1) dice che si può accedere alle tecniche di procreazione assistita solo
se non si possono eliminare le cause che la impediscono (ad esempio: sterilità e
infertilità). Anche questo è un punto importante. In altre parole, il ricorso
alle tecniche di fecondazione non è automatico, né la prima cosa da fare, ma
deve essere preceduto da ogni possibile intervento intermedio di natura
terapeutica. Solo se si sono esauriti questi percorsi si potrà ricorrere alla
fecondazione assistita privilegiando ciò che è meno invasivo e meno oneroso
rispetto a ciò che è più complesso e più oneroso, sia in termini economici che
di rischi per la donna. Anziché farsi prendere da una sorta di frenesia per la
fecondazione, bisogna essere sicuri d'aver individuato le cause attraverso esami
clinici e aver constatato l'impossibilità di porvi rimedio.
Infine, l’art. 3 stabilisce un altro paletto
significativo, quando impegna i servizi socio-sanitari ad informare le coppie
sulle possibilità dell’adozione e dell’affidamento familiare. In altre parole,
la procreazione assistita può avvenire nella consapevolezza di altri percorsi di
genitorialità da esplorare. Per le coppie affette da sterilità, ma non solo,
andrebbe considerata con più decisione la possibilità di adottare un bambino già
nato, ma abbandonato e/o orfano, oppure di chiederne l’affidamento. L'adozione
di minori in stato di abbandono è uno sbocco ricco, anche se impegnativo, per un
desiderio di genitorialità e unisce in modo davvero 'fecondo' le aspirazioni
della coppia e il bisogno di bambini privi di padre e di madre.
Sin qui, l’impianto della legge appare
sostanzialmente condivisibile in quanto cerca di tenere conto degli interessi di
tutte le parti in causa e tenta di inquadrare eticamente la fecondazione,
rispettando il contesto coniugale, facendo accedere alle tecniche di
riproduzione in presenza di un accertato impedimento e aprendo ad altre forme di
genitorialità.
La legge si spinge più avanti quando dà
disposizioni sul controverso tema della creazione e dell’uso degli embrioni per
la sperimentazione e per la ricerca. Pur non definendo filosoficamente e
moralmente lo statuto dell’embrione, è chiaro che il provvedimento sposa in toto
la concezione cattolica dell’embrione come persona a tutti gli effetti e nella
pienezza della sua identità umana. Più in particolare, l’art. 13 stabilisce che
non si possano creare embrioni per la ricerca né si possa sperimentare su di
essi. È ammessa solamente la creazione da uno a tre embrioni da impiantare in
utero, cioè un numero strettamente necessario alla tecnica di fecondazione.
Qui c’è una sorta di cortocircuito etico nella
legislazione dello stato italiano in quanto questa legge (la 4048) vieta anche
la soppressione dell’embrione che presenta malformazioni gravi, mentre un’altra
legge dello stato (la 194 sull’aborto) permette la soppressione del feto entro
il terzo mese di gravidanza, qualora sia portatore di gravi malformazioni. Ai
genitori viene così impedito di interrompere lo sviluppo dell’embrione malforme
in una fase iniziale che sarebbe meno problematica sul piano morale, ma non
viene impedito di farlo quando l’embrione è già diventato feto e quindi molto
più strutturato sul piano relazionale. Evidentemente, i razionali delle due
leggi sono diversi: cattolico quello di questa legge, più laico quello della
194. In ogni caso, il parlamento avrebbe dovuto tenere conto dei principi della
legislazione già vigente per coordinare questo provvedimento a quelli già in
esistenza e non introducendo divieti perentori che un’altra legge sconfessa,
aprendo quindi la possibilità della soppressione in una fase più avanzata e
delicata.
Anche il divieto
assoluto di ricerca sugli embrioni rappresenta una rigida strettoia non
difendibile al di fuori di una concezione ‘sacralista’ dell’embrione e, per
molti aspetti, facilmente aggirabile dai centri di ricerca. Questi ultimi,
consorziandosi con istituzioni di altri paesi europei in cui la ricerca è
ammessa, potranno svolgere la sperimentazione su embrioni che in Italia è
impedita. In più, i finanziatori si dirigeranno verso i paesi con legislazioni
più permissive. Insomma, la ricerca scientifica ha già altri canali che questa
legge si illude di fermare, ma che in effetti lascia privi di regolamenti
praticabili.
Un altro problema a
cui la legge non dà risposta è la sorte dei 30 mila embrioni congelati di cui
non si sa che fare, a patto che siano ancora vivi. Sembra che nessuno osi farsi
carico del problema. In questo senso, il mondo cattolico non può continuare a
rimandare la questione in quanto cozza con il suo quadro metafisico relativo
allo statuto dell'embrione. Il divieto tassativo alla soppressione degli
embrioni espone l’ipocrisia di chi non vuole assumersi la responsabilità della
decisione, salvo sperare che gli embrioni congelati si sopprimano da sé e
tolgano il disturbo da soli.
Insomma, anche nel
caso di questa legge delicata, l’'etica evangelica si sente attrezzata ad
affrontare anche i casi più spinosi, senza pretese d'infallibilità ma con la
convinzione che una voce evangelica possa contribuire in modo significativo al
dibattito in corso.
Leonardo De Chirico
Centro studi di etica e bioetica – Padova
ifed@libero.it