SÌ ALLA FECONDAZIONE OMOLOGA, MA LA LEGGE È MIGLIORABILE

Il 18 giugno 2002 la Camera ha approvato un disegno di legge sulla procreazione assistita. Ora il provvedimento è all’esame del Senato in vista dell’approvazione definitiva. Durante l’iter parlamentare non sono mancate polemiche che tuttora accompagnano la discussione della legge, così come si registrano diversità profonde nel dibattito bioetico in proposito.

Il disegno di legge approvato dalla Camera stabilisce il divieto all’inseminazione eterologa, cioè il ricorso ad un aiuto esterno alla coppia (mediante donazione di spermatozoi ed ovociti e/o di una maternità surrogata) da parte di terzi. L’inseminazione viene contemplata per le coppie di fatto (non sposate), ma esclusa per aspiranti genitori ‘single’ e/o all’interno di unioni omosessuali. Anche se l’allargamento alle coppie di fatto appare una sbavatura, la legge sembra riconoscere che il soggetto sociale della procreazione assistita sia la coppia coniugata o comunque caratterizzata da una certa stabilità. Ciò risponde a un criterio etico importante. Non ogni desiderio di genitorialità si traduce automaticamente in un diritto ad essere genitore. Il desiderio di genitorialità senza un'assunzione di responsabilità o per un appagamento meramente personale è da escludere in quanto concepisce il "diritto a un figlio" in termini troppo individualistici. L'idea stessa di genitorialità presuppone infatti una responsabilità relazionale che sia portatrice di un vero progetto di vita. È nell’interesse del figlio venire al mondo all’interno di una famiglia al cui centro ci sia una coppia legata da un patto coniugale e che abbia figure paterne e materne certe.

Questo aspetto della legge approvata dalla Camera viene contestato dal fronte laico che spinge per una fecondazione aperta a tutti i soggetti che la richiedono, anche mediante il ricorso all’inseminazione eterologa. L’impostazione laica tende ad assolutizzare l’autonomia dei soggetti, mentre un approccio evangelico tenta di mettere in relazione la responsabilità delle persone coinvolte a delle norme etiche di riferimento alla luce della situazione contingente che si deve affrontare.

Altri punti qualificanti del disegno di legge sono questi: viene ribadito il divieto alla clonazione, alla sperimentazione sugli embrioni e al loro congelamento, mentre viene imposto il numero di tre embrioni per ogni tentativo d’impianto. Viene prevista una serie di sanzioni pesanti per chi viola la legge, anche se è contemplata l’obiezione di coscienza da parte dei medici e degli infermieri. Un punto critico della legge riguarda l’imposizione dell’impianto di tre embrioni che, in molti casi, può aprire a gravidanze multiple pericolose per la madre. Il testo andrebbe rivisto per stabilire un tetto massimo di tre embrioni, ma non necessariamente l’impianto tassativo di tre embrioni. Un altro problema a cui la legge non dà risposta è la sorte dei 30 mila embrioni congelati di cui non si sa che fare, a patto che siano ancora vivi. Sembra che nessuno osi farsi carico del problema. In questo senso, il mondo cattolico non può continuare a rimandare la questione in quanto cozza con il suo quadro metafisico relativo allo statuto dell’embrione. Urge, invece, una discussione ragionata e pacata finalizzata ad una soluzione responsabile. L’etica evangelica si sente attrezzata ad affrontare anche i casi più spinosi, senza pretese d’infallibilità ma con la convinzione che una voce evangelica possa contribuire in modo significativo al dibattito in corso.

In sostanza, l’impianto della legge in discussione al Senato è condivisibile, anche se migliorabile, soprattutto per quanto riguarda i problemi legati all’uso di tre embrioni e alla sorte dei 30 mila embrioni congelati. La legge non può e non deve risolvere tutto, ma non può nemmeno ignorare i dati di realtà.

Più in generale, il ricorso alla fecondazione assistita da parte delle coppie sterili non deve essere automatico, ma preceduto da ogni possibile intervento intermedio di natura terapeutica. Solo se si sono esauriti questi percorsi si potrà ricorrere alla fecondazione assistita privilegiando ciò che è meno invasivo e meno oneroso rispetto a ciò che è più complesso e più oneroso, sia in termini economici che di rischi per la donna. Anziché farsi prendere da una sorta di frenesia per la fecondazione, bisogna essere sicuri d'aver individuato le cause attraverso esami clinici e aver constatato l'impossibilità di porvi rimedio. Inoltre, per le coppie affette da sterilità, andrebbe esplorata con più decisione la possibilità di adottare, senza che questa sia considerata l’ultima spiaggia. L’adozione di minori in stato di abbandono è uno sbocco ricco, anche se impegnativo, per un desiderio di genitorialità e unisce in modo davvero ‘fecondo’ le aspirazioni della coppia e il bisogno di bambini privi di padre e di madre.


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