L'IDRATAZIONE E L'ALIMENTAZIONE ARTIFICIALI VANNO SEMPRE SOMMINISTRATE? A proposito di un recente parere del Comitato Nazionale di Bioetica |
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| All'inizio di ottobre 2005, il Comitato Nazionale di Bioetica (CNB) ha votato a maggioranza un parere sullo statuto da riconoscere all'idratazione e all'alimentazione artificiali nei casi di stati vegetativi persistenti. In queste circostanze, infatti, il proseguimento della vita dipende dalla somministrazione di sostanze nutritive e di liquidi tramite l'utilizzo di sondini, peg, cateteri venoso centrali, ecc. Al di là di altre considerazioni, la domanda su cui la riflessione bioetica è sollecitata è questa: l'idratazione e l'alimentazione artificiali sono "atti medici" che, se protratti senza una finalità proporzionata al caso (cioè senza che vi siano ragionevoli speranze di recupero), possono essere considerati alla stregua di accanimento terapeutico e quindi cessati? Oppure appartengono a quella serie di atti di assistenza comune che vanno sempre garantiti a prescindere da altre valutazioni cliniche ed etiche? La questione può apparire astratta e cavillosa. In realtà, chiama in causa molti aspetti importanti sotto il profilo etico e coinvolgenti dal punto di vista emotivo. Il caso recente di Terri Schiavo ha mostrato quanto l'opinione pubblica internazionale sia sensibile ai problemi etici di fine vita. Come ha risposto il CNB a questa domanda? Dicendo sostanzialmente che l'idratazione e l'alimentazione artificiali sono atti di assistenza comune che non vanno mai sospesi, anche in presenza di un'eventuale disposizione anticipata da parte del paziente che indichi una volontà di sospensione. |
Così facendo, il CNB ha preso posizione in un dibattito delicato, sposando in toto la visione della "sacralità della vita" secondo cui lo stato vegetativo persistente deve essere sempre protratto in modo indefinito e sottratto a qualunque apporto decisionale da parte dei soggetti coinvolti. Nel rispetto del parere del CNB, siano consentiti due rilievi critici di fondo. In primo luogo, è utile ricordare come l'idratazione e l'alimentazione artificiali siano "atti medici" nel senso che comportano l'impiego di tecnologia medica applicata da personale sanitario e l'uso di prodotti medicali prodotti dall'industria chimico-farmaceutica. Non si ha a che fare con la somministrazione di "acqua e pane" (come si esprime una certa retorica pro-vita), ma con trattamenti comunque invasivi e medicalizzati. Anche nella letteratura scientifica il dibattito sullo statuto dell'idratazione e dell'alimentazione artificiali è aperto. L'impressione è che sia il principio della sacralità della vita a costringere di considerare come assistenza ordinaria quegli atti che invece appartengono all'intervento squisitamente medico. Nei casi di stato vegetativo persistente, è assolutamente necessario procedere con prudenza e pazienza, anche se questo non vuol dire usare criteri irrealistici per descrivere il tipo di assistenza con cui viene accompagnato il paziente. Non chiamare "atti medici" ciò che fanno solo i medici per mezzo della tecnologia medica è eufemistico. Il rispetto della vita è un conto, il piegare la realtà all'ideologia della vita vegetativa a ogni costo è un altro. |
In secondo luogo, il parere del CNB affossa le potenzialità delle disposizioni anticipate di trattamento. Sostenendo la necessità di proseguire in ogni caso l'idratazione e l'alimentazione artificiali, viene impedito qualsiasi esercizio di autonomia da parte dell'interessato e quindi viene svuotato il senso del testamento biologico (peraltro non ancora in vigore in Italia). Se può essere giustificato presumere la volontà di proseguire per chi non si è espresso, perché impedire ad una persona di decidere di evitare di essere tenuto in stato vegetativo persistente in modo indefinito? Che senso hanno le disposizioni anticipate di trattamento se l'orientamento della persona interessata non ha alcun valore in questi casi? Il dibattito sul testamento biologico deve proseguire, ma questo parere del CNB mostra quanto la cultura della sacralità della vita sia contraria ad ogni forma di coinvolgimento responsabile nelle decisioni relative alla fine della vita.
Leonardo
De Chirico 6/10/2005 |