QUANDO LA LAICITA' ENTRA IN CONTROCIRCUITO
Il caso francese fa discutere
Laicità è una parola tanto bella quanto problematica. Soprattutto quando, in nome della laicità, lo stato infrange lo spazio della libertà individuale con un'imposizione coatta di comportamenti discriminatori. Quello che sta accadendo in Francia deve indurre a riflettere sul pericolo che la laicità, da principio che salvaguarda il pluralismo ideologico e la non ingerenza dello stato nella sfera della libertà dei cittadini, diventi uno strumento a servizio dell'ideologia di stato e a detrimento della stessa libertà.
Com'è noto, nel luglio del 2003 il Presidente Chirac ha nominato una commissione di studio presieduta da Bernard Stasi con il compito di stilare un rapporto sulla laicità e di suggerire linee guida per un provvedimento legislativo in questo delicato settore. La Francia, oltre ad essere una nazione storicamente attenta alle questioni della laicità, è anche un Paese in cui alcune conseguenze del pluralismo etnico, religioso e culturale hanno raggiunto livelli tali da sollecitare le istituzione dello stato ad interrogarsi sul da farsi. Il caso che ha messo sotto pressione l'opinione pubblica e la classe politica francese è quello delle ragazze di religione islamica che rivendicano il loro diritto ad indossare il velo in classe. Cosa deve fare lo stato in questi casi? Rispettare la libertà o dare indicazioni prescrittive su come ci si veste o non ci si veste nella scuola statale? E poi, il velo deve essere rimosso anche nelle foto dei documenti d'identità personali o può essere tenuto, come chiedono molte donne musulmane? È chiaro che la questione del velo è solo la punta di un iceberg molto profondo. Ne va della relazione tra l'esibizione dei simboli dell'appartenenza identitaria e la partecipazione alla vita pubblica. Si possono esporre simboli religiosi senza che venga meno la laicità dello stato rispetto a tutte le religioni? Il contesto contemporaneo, così segnato dal pluralismo religioso, pone questi e altri problemi che lo stato non può, né deve ignorare.
Sin qui, il problema del velo era stato affrontato caso per caso, scuola per scuola. In alcuni frangenti, si è fatto ricorso alla magistratura che, in assenza di una normativa, ha iniziato a produrre una giurisprudenza bizzarra e contraddittoria. Di qui, l'iniziativa del Presidente Chirac e il lavoro della commissione Stasi.
La commissione dei venti saggi ha stilato un rapporto che, nel caso specifico, contiene la seguente indicazione tassativa: i simboli religiosi "evidenti" non possono essere indossati o esposti nelle scuole statali. Ciò significa il divieto del velo, ma anche ai crocifissi di notevoli dimensioni (per esempio stampigliati sulle maglie) e alla kippa, il copricapo degli ebrei.
Secondo lo studioso francese Jean Baubérot, la laicità è un modo per garantire il “vivere insieme” di una popolazione eterogenea sul piano religioso, etnico e culturale. Ora, c’è da chiedersi: davvero i simboli di appartenenza religiosa minano la laicità dello stato? E poi, chi stabilisce i simboli accettabili e quelli non accettabili? Ancora: perché concentrarsi sui simboli religiosi, quando vi sono altre simboli che veicolano un’ideologia di parte che potrebbe risultare offensiva ad altri? Si pensi ai maglioni che riproducono il volto di Che Guevara o di altri personaggi di riferimento, ad esempio. Non è un messaggio ideologico anche quello? Si pensi alle foglie di marijuana che compaiono sulle giacche: non sono anche questi segni identititari in qualche modo “religiosi”? Che dire poi di quegli studenti che vestono la maglia della loro squadra di calcio del cuore con il logo dello sponsor ben in vista? Non è ideologico anche il riferimento alle multinazionali che finanziano la moda sportiva?
Insomma, il divieto del velo pone più problemi di quanto ne risolva. Sembra che lo stato francese sia ossessionato dai simboli religiosi, ma che abbia il prosciutto sugli occhi quando si tratta di individuare i simboli politici, mediatici, sportivi, ecc., che pongono gli stessi problemi alla laicità dei primi.
La laicità è una grande conquista dell’occidente. Sarebbe un peccato trasformarla in laicismo anti-religioso. La laicità può entrare in cortocircuito con provvedimenti selettivi e discriminatori se, per salvaguardare lo stato, si mina la libertà dei cittadini. La presenza islamica pone dei problemi seri alle nostre società, ma la laicità dovrebbe trovare forme che siano in grado di favorire l’integrazione nel rispetto dei nostri valori e della libertà dei cittadini.
Leonardo De Chirico