Matrimoni Gay?

Quali diritti riconoscere alle coppie omosessuali? L’impressione è che anche il mondo cristiano non riesca a individuare sentieri percorribili fino in fondo. I fronti sono finora sostanzialmente due. Da un lato ci sono coloro – in primo luogo le chiese protestanti storiche e post-liberali, oltre ai cattolici dalla sensibilità particolarmente progressista ed ai laici illuminati – che pensano la funzione dello Stato quale protettore dei diritti individuali e facilitatore di tutto quello che rende possibile vivere come meglio si crede (certo, nei limiti dell’ordine sociale e della giustizia), per cui è legittimo estendere la legislazione sul matrimonio al punto di includere le unioni omosessuali. Dall’altro, un nutrito gruppo – la maggioranza? – di cattolici, conservatori, atei devoti e teocon, che sostiene una visione dello Stato come moralmente onnicompetente, e in quanto tale può e deve definire molti ambiti della vita sociale, matrimonio incluso e oltre.
La posta in gioco è molto alta ed entrambe le posizioni sembrano squilibrate e imprudenti.

Come fare giustizia in un sistema socialmente complesso come il nostro? E’ possibile per le politiche pubbliche evitare la diversità e il pluralismo? O piuttosto devono adagiarsi e seguire l’andamento delle opinioni e promuovere – in modo neutrale - tutti gli stili di vita? Per farla breve, sembra che da una posizione eticamente libertaria si rimbalzi violentemente ad una posizione oscurantista e retrograda.

Se provassimo, però, a costruire il nostro ragionamento morale su fondazioni più solide la prospettiva sarebbe diversa. Ad esempio, il pensiero cristiano (in primis le fonti bibliche) afferma con chiarezza che la società non è il mero risultato di combinazioni decisionali o di negoziazioni multiple. Non è il semplice frutto di scelte autonome. La società è piuttosto fondata su un ordine creazionale normativo che riconosce i molteplici livelli di responsabilità dell’uomo nei confronti di vari soggetti e – soprattutto- di Dio stesso.

Partire dai diritti individuali è allora un pericoloso passo falso iniziale. Fondare ogni cosa sulla diversità delle preferenze soggettive significa bypassare la dimensione strutturale della vivere sociale. Non è sufficiente credere che due persone dello stesso sesso costituiscono un matrimonio, per far esistere il matrimonio. Così come non è decisiva la condivisione delle risorse abitative, economiche o emozionali per costituire l’entità “matrimonio”.
Cosa caratterizza il matrimonio? Quali sono i criteri che la legislazione o le politiche pubbliche dovrebbero usare per distinguere il matrimonio da altre forme di relazione umana? Secondo alcuni queste domande non ammettono risposte semplici e dirette. Per questo motivo  bisognerebbe lasciare a tutti la possibilità di definire il matrimonio coerentemente con la propria visione e stile di vita. Anzi una qualsiasi definizione sarebbe politicamente inopportuna in quanto interferirebbe pesantemente con la libertà e i diritti degli individui.

Senza cadere nella trappola del conservatorismo sterile e dell’arroganza moralistica, bisogna però dire che nessuna attenzione per le diversità e nessuna politica per il pluralismo civile e democratico è sostenibile se non è ancorata ad una solida piattaforma normativa e strutturale.

Esiste così una lunga storia che individua nella eterogeneità sessuale, nel potenziale procreativo e nelle responsabilità conseguenti, gli elementi fondanti del matrimonio (e della famiglia), il cuore stesso del modello creazionale per le relazioni familiari.

Una relazione omosessuale (o amicale o qualunque cosa simile) non può in nessun caso essere equiparata al matrimonio. Questo non significa negare diritti civili agli omosessuali o limitare la libertà di vivere come meglio si crede le proprie relazioni. Anzi la protezione dei diritti e delle libertà civili è da perfezionare costantemente. Come è auspicabile lo studio e l’implementazione di nuovi istituti giuridici che operino in tale direzione (si confronti anche l’utile documento prodotto dall’Alleanza Evangelica Italiana, Evangelici e unioni di fatto del 18/09/2005). Il punto è però che neanche il potere legislativo dovrebbe modificare il riconoscimento al matrimonio quale elemento strutturale e centrale del vivere sociale. C’è in gioco il futuro della società civile. Giuseppe Rizza

Centro Studi di Etica e Bioetica – Padova

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29/1/2007