PROSTITUZIONE: LIBERTARI, MORALISTI .O REALISTI?

Sollevare il tema della prostituzione può immediatamente portare ad
assumere atteggiamenti moralistici o semplicistici. Il primo, in nome
dell'immoralità della prostituzione, farebbe discendere un sostanziale
disinteresse nei confronti del problema. Il secondo, invece, prospetterebbe
soluzioni tanto drastiche quanto impraticabili come, ad esempio, la
carcerazione di tutte le persone coinvolte. Né l'uno, né l'altro aiutano a
fare i conti con un problema complesso e delicato.

La prostituzione è un fenomeno antico che si è evoluto con il cambiamento
della società. Al centro di questa pratica c'è la mercificazione del sesso,
cioè una prestazione sessuale che avviene dietro pagamento di una somma di
denaro. Nella maggior parte dei casi, la prostituzione è legata ai traffici
lucrativi di potenti organizzazioni criminali le cui attività sono
finalizzate allo sfruttamento sessuale di donne provenienti dai paesi
poveri. L'OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) stima che
circa un milione di esseri umani siano oggetto di questo mercato ogni anno
nel mondo e 500.000 in Europa. In Italia, per quanto riguarda la tratta per
sfruttamento sessuale, si stima una presenza di prostitute straniere che
oscilla tra le 19.000 e le 26.000.
La prostituzione è molto spesso legata alla coercizione e a varie forme di
ricatto vessatorio. Il giro della prostituzione diventa una vera prigione
per le donne che vi cadono da cui è difficile uscire. In pochi casi, alcune
prostitute dicono di svolgere l'attività per libera scelta, anche se quasi
sempre c'è una condizione di marginalità e di debolezza sociale
all'origine. Mentre l'offerta viene gestita dalla criminalità organizzata e
spesso internazionale, la domanda di sesso a pagamento non accenna a
diminuire da parte di milioni di uomini che vanno alla ricerca di simili
prestazioni, a volte ricorrendo anche a viaggi turistici in paesi dove
sanno di trovare un mercato fiorente della prostituzione. Da non
trascurare, è anche il coinvolgimento di minori che vengono sfruttati
sessualmente ed introdotti nei traffici loschi della mercificazione del
sesso. Nell'affrontare il problema complesso della prostituzione, si
possono individuare alcuni livelli di riflessione che devono essere tenuti
presenti. Ognuno di essi è fondamentale per arrivare ad una visione
d'insieme del fenomeno.

Innanzi tutto, è necessaria una considerazione di tipo etico. Di fronte al
problema della prostituzione, una posizione di tipo libertaria, cioè la
legittimazione morale di tale pratica, è da rifiutare con nettezza. La
prostituzione è e rimane immorale in quanto mercifica il corpo e svilisce
le persone coinvolte, anche se non è un problema a sé stante o moralmente
più grave di altri pure deprecabili. Essa spezza l'integrità della persona,
comportando la separazione tra l'uso del corpo e l'espressione
dell'affettività, tra sesso e amore. Anche i vincoli familiari sono
seriamente minacciati dal momento che il sesso viene sganciato da un
contesto di relazioni stabili. In più, la prostituzione apre a rischi di
malattia molto alti. Detto questo, occorre guardarsi anche da un
atteggiamento di tipo moralista che, per un falso senso del pudore
borghese, si preoccupa solo di rendere meno visibile il fenomeno o rifiuta
di affrontarlo concretamente. Al di là del giudizio morale che si può
esprimere e che deve essere mantenuto, resta il fatto che con la realtà
della prostituzione si è costretti a fare i conti in quanto non è
sradicabile pienamente dalla società, né è rimovibile con le sole leve
della forza pubblica o del diritto penale. Per questa ragione, il giudizio
morale deve essere integrato da altri elementi.

In secondo luogo, è importante affrontare la questione da un punto di vista
normativo. La legge Merlin del 1958 è continuamente al centro del dibattito
e l'ultimo tentativo di porre mano alla legislazione è il ddl Bossi-Maroni
del 7/5/2002 attualmente in discussione al Parlamento. Più in generale, ci
si deve interrogare su quale debba essere l'atteggiamento dello stato (e
quindi della legge) nei confronti della prostituzione. La prostituzione per
scelta non è sanzionabile penalmente in quanto, pur essendo sbagliata
moralmente, essa rientra nel diritto dell'individuo di disporre del proprio
corpo anche per finalità deprecabili. Non spetta allo stato intervenire
negli stili di vita dei cittadini, a meno che questi non ledano i diritti
di altri cittadini o della collettività. Se due persone adulte scelgono di
offrire e cercare prestazioni sessuali a pagamento, questa determinazione
rientra in una sfera in cui lo stato non ha competenza. Se altri cittadini
ritengono che alcuni loro diritti siano infranti per gli effetti derivanti
dalla prostituzione (quiete pubblica, atti osceni, norme condominiali,
problemi sanitari, infrazioni del codice della strada, ecc.), possono
rivolgersi alle autorità competenti e denunciare il caso specifico.
In più, la prostituzione non può essere considerata un'attività economica
da normare dal punto di vista fiscale e previdenziale. Essendo immorale dal
punto di vista deontologico e avendo effetti socio-culturali degradanti,
essa non è equiparabile ad un'attività di libera impresa anche se avviene
una transazione economica e quindi viene prodotto un reddito. Per questa
ragione, lo stato non può farsi carico di regolarne direttamente lo
svolgimento considerandola una 'professione' tra le altre. Come la
prostituzione di adulti consapevoli avviene senza che lo stato possa
impedirla, così essa non rientra tra le attività sociali che lo stato è
chiamato a normare in modo diretto.
Un discorso totalmente diverso deve essere fatto per la prostituzione
coercitiva e quella che coinvolge soggetti minorenni. In questo caso, oltre
ad essere moralmente ancor più deplorevole, si tratta di un grave reato
penale e lo stato deve combattere con decisione la tratta di donne e di
minori finalizzata allo sfruttamento sessuale, colpendo le organizzazioni
criminali che la gestiscono. Gli strumenti di cui lo stato dispone in
questa lotta sono quelli repressivi della magistratura, delle forze
dell'ordine e del diritto penale. Oltre a ciò, lo stato può fare ricorso a
forme di dissuasione nei confronti di coloro che si rivolgono al mercato
della prostituzione mediante la presenza di forze dell'ordine nei luoghi in
cui domanda e offerta si incontrano.

È chiaro che anche le considerazioni normative sull'atteggiamento dello
stato non esauriscono la questione. Se lo stato è chiamato a combattere il
crimine della prostituzione coercitiva, ma non ad interferire negli stili
di vita dei cittadini, la società nel suo complesso e nella sua
articolazione interna è chiamata a farsi carico del problema, delle sue
cause, del suo brodo di coltura, degli effetti che esso produce: sia per
quanto riguarda la domanda che per quanto concerne l'offerta. La
prevenzione sociale e culturale e l'offerta di soluzioni alternative per i
soggetti coinvolti che vogliono uscire dal giro della prostituzione sono
affidate ai corpi sociali intermedi: le famiglie, le associazioni di
volontariato, le chiese, gli enti di utilità sociale, i servizi sociali
comunali e quelli delle Aziende sanitarie locali, ecc. È questa rete
sociale composita che deve attivarsi per arginare e contrastare il fenomeno
della prostituzione, andando incontro alle persone coinvolte e prospettando
soluzioni che siano utili alla fuoriuscita dallo sfruttamento e
all'abbandono dello stile di vita incentrato sulla mercificazione del
sesso. Contro la prostituzione non si può invocare solo una legge dello
stato, come se l'intervento legislativo e l'azione dello stato siano
sufficienti a debellarla e a tenerla sotto controllo. Sono i corpi
intermedi della società che, nel quadro della legge dello stato ma
autonomamente da esso, sono chiamati a misurarsi col fenomeno in modo
concreto. Qui gli spazi di intervento sono grandissimi, anche se occorre
svestirsi di un certo perbenismo che impedisce di mettere in discussione i
pregiudizi di partenza e che fa sì che ci si aspetti che siano gli altri
(su tutti: lo stato) ad intervenire. I credenti evangelici sono
maggiormente responsabili in quanto testimoni di un messaggio di guarigione
dalla schiavitù del peccato e di apertura a una nuova vita all'insegna
dell'integrità e dell'amore. Il vangelo è la buona notizia in grado di
trasformare anche le situazioni più compromesse e le vite più travagliate.

La prostituzione non sarà mai sradicata totalmente, ma questa non è una
scusa per non prendere sul serio la sfida sociale che rappresenta.

CSEB - Padova
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Centro studi di etica e bioetica (CSEB)
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