Possiamo sostenere “questa” bioetica laica?
Due interrogativi sul “Nuovo manifesto di bioetica laica”
La presentazione del “Nuovo manifesto di bioetica laica” (25/11/2007) è un evento significativo. Il documento sintetizza i cardini della prospettiva laica rispetto alle grandi questioni della bioetica contemporanea. Si tratta di un “nuovo” manifesto in quanto la prima iniziativa del genere risale al 1996. Molta acqua è passata sotto i ponti della bioetica italiana in questo arco di tempo. A distanza di undici anni, quindi, numerosi esponenti della cultura laica del nostro Paese hanno sentito l’esigenza di riaffermare l’importanza di un approccio laico alla bioetica. In sé e per sé, l’iniziativa è lodevole in quanto contribuisce a spezzare la preponderanza della voce clericale su questi temi e fornisce uno agile strumento per confrontarsi con la prospettiva laica.
Rispetto al manifesto del 1996, quello “nuovo” non presenta grandi novità sostanziali. Ora come allora, sono esposte le “linee di tendenza” della bioetica laica fondata sul rispetto della libertà individuale, sull’autodeterminazione, sull’attenzione alla qualità della vita e alla diminuzione delle sofferenze. Questo “orientamento diffuso” intercetta molte sensibilità morali, comprese “quelle di ispirazione religiosa che rispettino l’autonomia individuale”. In apparenza, non si tratta di una tendenza anti-religiosa (in altri ambienti si direbbe “laicista”), ma aperta a quelle culture religiose che fanno dell’autonomia un perno irrinunciabile della loro visione morale.
Il fatto nuovo più rilevante (almeno dal punto di osservazione di un evangelico) è che alcuni esponenti del protestantesimo italiano hanno sottoscritto il manifesto e che il documento è stato ufficialmente presentato in una sede protestante. Per questa ragione, esso suscita un surplus d’interesse in quanto sollecita la coscienza evangelica a misurarsi con i suoi contenuti che, nella percezione dei sottoscrittori protestanti, risulta per lo meno compatibile con l’etica evangelica. A questo proposito, emergono due interrogativi di fondo.
Primo: davvero l’etica evangelica considera l’autonomia individuale il “dogma” etico fondamentale? Il manifesto sostiene con forza l’equazione tra bioetica laica e rispetto dell’autonomia degli individui. Essa permette di “promuovere le nuove libertà” di ricerca scientifica, procreativa, di scelta del modo di morire, di praticare nuovi modi di sessualità e di famiglia. Tutto dipende dall’autonomia e si gioca in vista dell’autoderminazione. Punto e basta. Non è un approccio un po’ troppo riduttivo rispetto alla prospettiva etica dell’evangelo? Davvero l’evangelo sposa l’autodeterminazione a scapito di altri valori, quali ad esempio: la shalom delle relazioni, la cura dell’altro, la distribuzione equa delle risorse, il rispetto delle norme della Parola di Dio? L’impressione è che alla biolatria cattolica (il culto della vita) si contrappone quello dell’egolatria laica (il culto della libertà individuale). Ma l’etica evangelica non si riconosce in nessuna forma idolatrica sia che venga dalla divinizzazione del bios, sia che venga dalla esaltazione dell’ego. Non è questo manifesto ancora troppo idolatrico per poter essere compatibile con l’etica evangelica che, invece di idolatrare un aspetto della realtà, cerca di metterli in relazione?
Secondo: davvero l’etica evangelica si traduce in una sostanziale de-regulation morale? Il manifesto si schiera a favore di un approccio culturalmente liberale rispetto ai temi etici. La militanza per l’autodeterminazione nella sua accezione più ampia è un suo tratto caratteristico. In alcuni casi, il richiamo alla massimizzazione dell’autonomia è un utile scossone rispetto alle posizioni ingessate dell’etica cattolica imposte per legge. In altri, è, a dir poco, imbarazzante. Davvero l’etica evangelica ritiene che l’aborto dipenda dalla tutela della “libertà riproduttiva della donna”? E il povero feto non conta nulla? Davvero l’etica evangelica sposa un’idea di procreazione sganciata dalla sessualità e dalla coppia stabile? Davvero l’etica evangelica fa proprio “il diritto all’eutanasia volontaria” senza se e senza ma? Davvero l’etica evangelica si accontenta di sostenere la sperimentazione dei “luoghi degli affetti” più svariati e non ha una concezione di genere e di famiglia da promuovere, anche nello spazio pubblico? L’impressione è che, per ovviare alle rigidità dell’etica cattolica, si cada nel laissez-faire dell’etica laica. Dalla padella alla brace o vice versa. A farci le spese è la ricchezza morale, la fedeltà biblica e la spendibilità pubblica dell’etica evangelica. Quest’ultima deve coltivare l’umile ambizione di rendere testimonianza di un orizzonte morale davvero “nuovo” che non sta negli otri vecchi dell’etica cattolica e nemmeno in quelli di (questa) etica laica.
Leonardo De Chirico
7/12/2007