Da qualche tempo, a fine maggio si celebra la giornata del
sollievo: un evento per richiamare lattenzione su un
tema in passato trascurato, soprattutto in Italia, ma sul quale
convergono sempre maggiori interessi. Lesperienza del dolore
è propria dello stato di malattia. Se fino a qualche decennio
fa, poco o niente si poteva fare per contenerlo e controllarlo in
modo
significativo, i farmaci di cui disponiamo ora sono in grado di
dare un certo sollievo anche di fronte alla sofferenza acuta. Oggi
la battaglia al dolore può contare su una serie di strumenti
molto efficaci: la morfina e gli anestetici, da un lato, e gli analgesici-antinfiammatori,
dallaltro. Quando questi farmaci vengono somministrati a pazienti
che non hanno più ragionevoli speranze di guarire, ecco che
si parla di medicina palliativa. Questultima non cura il male
in sé e per sé, ormai inguaribile, ma allevia il
dolore, permettendo un più sereno e umano avvicinamento al
momento della morte.
Il nostro Paese è storicamente in una posizione molto arretrata nelluso delle cure palliative rispetto a molti Paesi europei. Per un intreccio di ragioni culturali, legislative e burocratiche, la somministrazione di farmaci oppioidi in Italia è 12 volte inferiore rispetto alla Germania, 32 volte inferiore rispetto alla Francia, 110 volte inferiorerispetto alla Danimarca. Negli ultimi anni, si registra nella classe medica e in quella politica la volontà di recuperare questo grave ritardo per adeguare luso della medicina palliativa ai livelli europei. Questo fenomeno è sicuramente da incoraggiare perché non vi sono ragioni sostenibili per tenere un atteggiamento remissivo e fatalistico nei confronti del dolore.
Contrariamente a quello che asserisce certa cultura cattolica tradizionale,
ancora abbastanza radicata nel nostro Paese, il dolore non ha niente
di salvifico, né contribuisce a meritare la salvezza del
malato. Chi soffre non si guadagna il paradiso per il fatto di soffrire.
Per questo, può e deve essere combattuto con ogni mezzo,
pur senza pensare di poterlo eliminare dal
ventaglio di esperienza umane. Nel pensare alle incoraggianti prestazioni
della medicina palliativa, tuttavia, occorre mantenere un atteggiamento
realistico sulle possibilità di rimuovere il dolore del tutto.
Viviamo in una società che richiede sempre più misure
analgesiche (lalleviamento del dolore), se non proprio anestetiche
(leliminazione di ogni sensazione dolorosa), e il grado di
tolleranza al dolore sembra essere diminuito sensibilmente. In questo
senso, le attese sulle possibilità della medicina sono enormi.
Ora, molto può la medicina per portare sollievo anche ai
malati più sofferenti, anche se non guaribili, ma non si
può pensare che il dolore possa essere debellato del tutto.
Alla medicina non possono essere attribuiti compiti miracolistici,
né si può pensare che il progresso medico arrivi a
rimuovere completamente lesperienza del dolore. Il dolore
è parte integrante della vita decaduta nel peccato e, pur
se alleviabile, non è estirpabile del tutto. Può e
deve essere contenuto, ma non può essere sconfitto definitivamente.
Un atteggiamento realistico deve accompagnare la diffusione auspicabile
della medicina
palliativa.
In più, non bisogna pensare che la cura palliativa farmacologica
sia lunico rimedio allesperienza del dolore del paziente.
La chimica può molto, ma, forse ancor di più, può
laffetto e la solidarietà. Siccome la persona è
sempre un essere in relazione, anche i rapporti umani che si possono
stabilire e mantenere col malato hanno una grande importanza per
dare sollievo al
dolore. Questo vuol dire che unetica della cura contempla
sicuramente il ricorso ai farmaci, ma non in modo esclusivo. Il
malato deve essere accompagnato anche dal punto di vista umano,
senza essere considerato solo nella sua dimensione biologica e attraverso
parametri medici. La medicina palliativa deve essere integrata dallattenzione,
dalla compagnia
e dallumanità nei confronti di chi soffre. Il sollievo
è possibile anche per le malattie che comportano molta sofferenza.
Pur senza ridurre la medicina palliativa ad una questione meramente
farmacologica e vegliando affinché non si cada in abusi
indiscriminati, è importante rendere fruibili i farmaci antidolorifici,
facendo però attenzione a non lasciare solo il malato con
il suo dolore. Per quanto sollevato dal dolore, il malato rimane
sempre una persona che vive di relazioni significative, anche quando
è affetto da un male incurabile.
Leonardo De Chirico
CSEB
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