DALL’ACCADEMIA DEI LINCEI UN INVITO A IMPIEGARE GLI EMBRIONI SOVRANNUMERARI.

Anche in Italia si fa strada una bioetica responsabile

Alla vigilia del referendum abrogativo sulla legge sulla fecondazione assistita, l’Accademia dei Lincei si è pronunciata su uno dei temi collegati al dibattito in corso. Con un voto largamente maggioritario, l’Accademia ha infatti votato un documento sull’uso degli embrioni sovrannumerari per la ricerca sulle cellule staminali. In esso viene espresso l’auspicio che “sia evitata la perdita o l’eliminazione, invece dell’utilizzazione, degli embrioni soprannumerari congelati attualmente esistenti e che il Parlamento approvi rapidamente leggi che consentano, in condizioni severe, controllate e protette da abusi, la donazione dei suddetti embrioni”. Il documento è in linea con una tendenza prudenziale che si sta affermando in Europa e che prevede l’utilizzo degli embrioni non utilizzati per le tecniche di procreazione per la ricerca medica finalizzata alla cura di molte malattie degenerative. Da un lato, l’Accademia si augura che la legge italiana renda possibile la ricerca sulle cellule staminali embrionali e che levi i divieti perentori che la legge 40 ha issato. Dall’altro, esprime la convinzione che la materia debba essere rigorosamente disciplinata e controllata per evitare utilizzi scriteriati. In questo senso, è opportuno il richiamo alla Convenzione di Oviedo del 1997 (ratificata dal Parlamento italiano nel 2001) che vieta la produzione di embrioni esclusivamente a fini di ricerca, ma non il loro uso se il fine fecondativo divenga superfluo e se gli embrioni stessi siano destinati all’eliminazione. Tra i divieti assoluti della morale cattolica e la deregulation morale evocata da qualche laico, l’Accademia ricorda che è possibile individuare una via responsabile che permetta la ricerca e salvaguardi la vita umana.

In Italia, l’uso degli embrioni soprannumerari è impraticabile. Com’è noto, la legge 40 stabilisce il divieto di qualsiasi trattamento dell’embrione, impedendo di fatto il proseguimento di questo filone di ricerca sulle cellule embrionali. Uno dei criteri ispiratori della legge è l’indisponibilità della vita biologica in base al principio della sacralità della vita, difeso in pieno dal magistero della Chiesa cattolica e fatto proprio dal legislatore. Le conseguenze sono che la legge fa coincidere la vita biologica a quella umana, disconoscendo il fatto che la vita umana non ha solo una dimensione biologica, ma primariamente relazionale. Inoltre, non considera le differenze di situazioni e di progetti di vita degli embrioni, sposandone invece una concezione astratta e generica. Per la legge, un embrione del tutto privo di speranze di vita in quanto congelato in un laboratorio ha lo stesso status morale e giuridico di un embrione impiantato nell’utero materno che invece ha un progetto di vita in corso. In più, attribuisce a qualsiasi embrione, indipendentemente dalla sua prospettiva di vita, i medesimi diritti degli altri soggetti umani in questione. Infine, rimuove il problema degli embrioni congelati che in Italia sono circa 30.000 e che, se non utilizzati per la ricerca, sono comunque destinati a spegnersi. La legge preferisce non affrontare la questione, pur di rimanere aggrappata al principio della sacralità della vita biologica, e mostra un cinismo morale che fa a pugni con un’etica della responsabilità.

Quale effetto potrà avere la presa di posizione dell’Accademia? Molto dipende dall’esito del referendum. Se il referendum fallirà (come vorrebbero i vescovi italiani e larghi settori del mondo cattolico), sarà difficile mettere mano a una modifica migliorativa della legge attuale. Se vincerà il fronte referendario, il documento dell’Accademia potrà essere un utile punto di partenza per la revisione.

Leonardo De Chirico

Centro studi di etica e bioetica – Padova

27/4/2005

 

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