Vita a prescindere. Ma è cristiano?

Lo stato vegetativo continua a fare discutere e il Vaticano ri-entra pesantemente nel dibattito. Rispondendo a quesiti dell’episcopato statunitense in merito al caso controverso di Terry Schiavo, l’autorità magisteriale romana ha ripetuto la posizione cattolica “ufficiale” già nota: la vita umana, anche se privata di esperienza relazionale, anche se in presenza di massicci e decisivi interventi tecnologici, anche se in assenza di speranze ragionevoli di un benché minimo recupero, anche se il paziente si è espresso in modo diverso, deve essere mantenuta in stato vegetativo.

 

Il Vaticano ha ribadito che lo stato vegetativo persistente è vita personale a tutti gli effetti e che la somministrazione di alimenti artificiali deve essere considerata una cura “ordinaria” e un dovere assoluto nei confronti del malato, senza eccezioni o quasi. Per il magistero cattolico, la vita umana può essere ridotta ai parametri biologici dello stato vegetativo persistente e questa condizione deve essere rigorosamente e rigidamente perpetrata a prescindere.


Alcune domande s’impongono.


1. Può la vita umana essere ridotta a mere funzioni biologiche (peraltro sostenute invasivamente dalla tecnologia medica) quando il quadro relazionale e le prospettive di vita sono assenti? Per il Vaticano, evidentemente sì, ma per il cristianesimo biblico la vita umana non è solo biologia umana. Per la Bibbia, la vita è un progetto umano di relazione. Lo stato vegetativo persistente è una vita biologica ancora parzialmente attiva, ma relazionalmente spenta.

2. Che ne è della responsabilità della persona nelle scelte di fine vita? Per il Vaticano, la responsabilità personale è ininfluente in quanto decide per tutti la “norma” assoluta stabilita dalla sua autorità. Per il cristianesimo biblico, invece, vi è uno spazio legittimo per esercitare la responsabilità personale nelle decisioni di fine vita. Se è giusto non imporre a tutti di “staccare la spina” in caso di stato vegetativo persistente, è altrettanto giusto permettere di farlo a coloro che così hanno deciso in modo consapevole. Non si tratta di sostenere l’eutanasia, ma di esercitare un diritto legittimo che rifiuta di “idolatrare” la vita biologica, limita l’accanimento della tecnologia medica ed accetta che il progetto di vita è giunto al termine.

3. Che ne è della discussione sul testamento biologico che sta impegnando il Parlamento? Per il Vaticano, si tratta di un provvedimento da seppellire definitivamente. Con questa dichiarazione, l’autorità cattolica di fatto incoraggia l’omertà di fronte alla morte e alle situazioni tragiche che l’avvicinamento ad essa comporta. Invece, il testamento biologico deve essere approvato per incoraggiare la responsabilità diffusa e consapevole nelle scelte di fine vita.

 

La vita a prescindere non è la posizione cristiana, ma una forma di paganesimo che ha come dio il “bios”.

Leonardo De Chirico

Centro studi di etica e bioetica ? Padova
ifed@libero.it

17/9/2007