CremazioneIntroduzione NOTE DOCUMENTI SCHEDE RUBRICHE SEGNALAZIONI BIBLIOGRAFICHE Introduzione La morte è di per sé un’esperienza densa ed intensa dal punto di vista morale. Che lo si guardi da tutti i punti di vista, il morire dà a pensare, da quello che succede prima di morire, al momento del trapasso e a ciò che accade dopo la morte. In particolare, chi rimane in vita deve “gestire” moralmente la morte altrui, provvedendo forme adeguate di rispetto delle persone che non sono più. E tale rispetto si manifesta anche nel modo in cui le persone sono trattate dopo la loro morte. Una serie di domande si affastellano nel cuore: che succede ai corpi dei morti? Che ne è dei cadaveri? Come vengono trattati? Come ci si accommiata da un morto? Dove e come “riposa”? Cosa è giusto fare per rendere onore ad una persona? Non stiamo parlando del destino dei morti (immortalità, vita eterna, risurrezione dei corpi, giudizio finale, ecc.): in teologia, questo è argomento dell’antropologia, della soteriologia e dell’escatologia, che nei loro intrecci disegnano la visione dell’aldilà. Stiamo invece parlando dell’elaborazione culturale e del procedimento materiale a cui sono sottoposti i defunti in quanto corpi morti. In entrambe le operazioni sono implicate cerimonie di commiato e di omaggio ai defunti dalla forte carica simbolica. Queste domande riecheggiano dagli albori dell’umanità. Sul trattamento dei cadaveri la cultura umana ha esercitato una delle sue missioni fondamentali: orientarsi nella vita e dare un senso possibile agli eventi, soprattutto quelli legati ai cicli di vita e di morte . Nel decidere dei corpi morti, le culture hanno plasmato le relazioni tra le generazioni e, così facendo, hanno stabilito un asse portante della vita associata. Cosa fare dei morti è una delle prime e fondamentali domande a cui l’umanità è stata chiamata a dare risposta: disfarsene? Conservarli? Trattarli? Esporli? Imbalsamarli? Bruciarli? Nasconderli? Commemorarli? Circondarli di un culto o venerazione? Quando si toccano i defunti, è chiaro che si ha a che fare con uno snodo nevralgico della cultura. Ripulito il dibattito dalle sue incrostazioni ideologiche anti-cristiane, il tema della cremazione deve e può essere affrontato al netto delle paure inconsce o delle rigidità non sottoposte a vaglio autocritico. L’etica cristiana ha quindi il compito non solo di reagire nei confronti di pratiche per lungo tempo ritenute ostili e poi depotenziate nella loro carica virulentemente anti-cristiana, ma anche e soprattutto di istruire una cultura della vita e della morte che sia biblicamente sostenibile e socialmente responsabile. Sinora l’etica cristiana ha assistito per inerzia allo sgretolarsi delle asperità ideologiche connesse alla cremazione e si è conformata alla prassi sempre più diffusa della cremazione senza investire granché in termini di elaborazione propria. E’ tempo che si doti di una riflessione all’altezza della sua vocazione nella certezza che “sia che viviamo o che moriamo, siamo del Signore” (Romani 14,8). Leonardo De Chirico
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