Giornate teologiche 11-12 settembre 2009
Calvino controversista
Ogni anniversario può essere oggetto di contese, diffidenze, refrattarietà. Per il 500° anniversario della nascita, come si poteva immaginare, ciò non è stato risparmiato neppure a Giovanni Calvino. Da ogni parte la sua figura e il suo pensiero sono piegati agli interessi dei celebranti o no. Condannare e alterare la sua figura è utile alle file del cattolicesimo romano; mentre da altri il riformatore è costretto a incarnare compromessi tipici della post-modernità, che egli non avrebbe mai accettato. Molte delle celebrazioni che si registrano nel nostro paese, rischiano di dipingere un personaggio ambivalente, che oscura il carattere del riformatore ginevrino, molto attento a chiarire i dissensi e precisare la pienezza del messaggio evangelico, anche a costo di aspri contrasti.
La figura di Calvino perciò non può essere piegata né a pregiudizi pretestuosi e infondati, siano essi cattolici o evangelici, né a compromessi postmoderni. Essa è segnata piuttosto da un unico obiettivo, che è la gloria di Dio. Perciò evitando letture semplicistiche e di seconda mano, per comprendere Calvino è necessario leggerlo nella sua totalità.
Impegnato in questo obiettivo l’Ifed di Padova, con le Giornate Teologiche 2009 dal titolo “Calvino controversista”. Scopo dei lavori del convegno, analizzando la figura storica di Calvino nel suo ampio impegno di polemista, non è stato idealizzare l’uomo o la città di Ginevra, né tantomeno un interesse morboso per la polemica fine a se stessa. Senza nascondere i limiti e gli errori dell’uomo, l’interesse per la sua figura risiedeva esplicitamente nella storia del popolo di Dio, di cui Calvino ha fatto parte, cambiando la vita di una città, cogliendo l’opera di Dio per la riforma della chiesa dell’Europa del Cinquecento e il suo valore per la nostra epoca. Qual è allora il valore di Calvino controversista per il nostro tempo? L’esposizione di Arie Baars, Professore di teologia pratica all’Università teologica di Apeldoorn (NL) e principale relatore del convegno, si è concentrata sull’opera generale di Calvino, dipingendo appunto il “Ritratto teologico di un polemista”. I diversi relatori, che lo hanno seguito durante le due giornate, hanno approfondito alcuni dei contrasti più noti in cui Calvino si è imbattuto: le controversie con il Cattolicesimo romano (Pawel Gajewski), con i nicodemiti (Pietro Bolognesi), con i libertini (Davide Monda), con gli antitrinitari (Giampaolo Aranzulla) e infine con gli anabattisti (Leonardo De Chirico).
La fede cristiana dunque non teme le controversie, “il messaggio dell’Evangelo suscita dibattiti, confronto, anche scontri di visioni del mondo. Le rivendicazioni del Signore Gesù Cristo destabilizzano le visioni umane della fede per rifondare la vita in modo integrale”. Calvino era convinto della necessità del contrasto, non per indole personale, uomo di biblioteca com’era, chiamato con forza a Ginevra da Guillaume Farel, ma in nome del diritto di Dio su tutta la realtà. Perciò riconoscere Calvino quale fautore di molte conquiste moderne (diritti civili, separazione stato-chiesa, nuovo stile letterario, importanza della scienza) tralasciando di ricordare che tali conquiste nascono soprattutto dal combattimento in favore della fede evangelica autentica, equivale a negare queste stesse conquiste.
“Calvino fu un uomo capace per grazia di Dio di cogliere i pericoli del suo tempo circa la fede e di sanzionarli”. Comprese inoltre che nessuno di questi pericoli era “nuovo”, ma piuttosto che venivano perpetrati in forme e vesti nuove. Ecco spiegato il suo ritorno continuo all’autorità ultima della Scrittura (in continuità con l’opera dei padri della chiesa), la Sola in grado di fornire le lenti necessarie a vedere gli errori e le distorsioni della fede. La controversia di Calvino era mossa dal vivo desiderio di fare luce e condurre o ri-condurre alla fede biblica quanti più avversari possibile; e nel medesimo tempo, di istruire ed equipaggiare il popolo di Dio attraverso la spiegazione semplice e chiara della fede. Il suo impegno come scrittore contrassegnato da “poche idee, chiare e distinte” non aveva altro scopo che condurre alla comprensione delle Sacre Scritture, lasciando che sia la Scrittura a interpretare se stessa. Leggendo Calvino siamo spinti a pensare in modo trinitario, a prendere sul serio la dottrina biblica che sfocia in una condotta sana, a vedere in Cristo il centro della Scrittura e a pensare in termini di unione con Cristo. Se tutto ciò è il fondamento della nostra fede come popolo evangelico, come possiamo resistere alla passione di difendere con forza questa verità dall’errore?
Lucia Stelluti