SCHEDE PER UN ORIENTAMENTO TEOLOGICO
Dispensazionalismo
Il dispensazionalismo è una corrente teologica sviluppatasi nel XIX secolo preoccupata di sottolineare sia una certa concezione della storia che un particolare sistema d'interpretazione della Bibbia. Accanto ad alcuni elementi che possono variare da un esponente ad un altro, il dispensazionalismo sostiene una netta separazione tra Israele e la chiesa. La sua essenza sta proprio nel duplice proposito di Dio espresso nella formazione di due popoli. Pur essendo nato in un preciso ambiente ecclesiologico, la concezione dispensazionalista s'è estesa molto al di là del contesto darbista originario influenzando vaste aree del mondo evangelico.
Origini e caratteristiche
La visione dispensazionalista deve le sue origini a John Nelson Darby (1800-1882), è stata diffusa nel mondo attraverso le note alla Bibbia (1909; rev. 1917; rev. 1967) di un autodidatta come C.I. Scofield (1843-1921), è stata sistematizzata da un presbiteriano come Lewis Sperry Chafer (1871-1952) in un'opera di teologia sistematica comprendente otto volumi, è difesa in Facoltà teologiche come Dallas (dove hanno insegnato J.F. Walvoord e C.C. Ryrie) e Grace negli Usa e in altri Istituti biblici nel mondo.
Qui di seguito vengono indicate le convinzioni del dispensazionalismo medio, perché all'interno della tendenza si registrano anche accenti assai diversi: classica (Darby, Scofield, Chafer); riveduta (Ryrie, Scofield 1967, Feinberg) e progressiva (Saucy, Blaising, Bock). Quest'ultima tendenza si avvicina sempre più alla teologia dell'alleanza per presentare una "redenzione olistica nella progressiva rivelazione", ma è ancora poco diffusa al di fuori degli Usa.
Un primo elemento distintivo riguarda la concezione della storia sacra. Quest'ultima comprende sette dispensazioni attraverso le quali Dio mette alla prova l'uomo senza che questi riesca ad evitare il fallimento. Si parla così della dispensazione dell'innocenza (Eden, Gn 3,13); di quella della coscienza (fino al diluvio); di quella del governo umano (fino a Babele); di quella della promessa (Abramo); di quella della legge (da Es 18,28 a At 1,21); di quella della grazia o della chiesa (da At 2,1 a Ap 19,21); di quella del regno (millennio). La storia è così vista come un concatenamento di periodi diversi in cui i rapporti tra Dio e gli uomini sono caratterizzati da specifici criteri. La nota unificante della rivelazione è rappresentata dal costante fallimento dell'uomo.
La chiesa deve allora essere considerata una "parentesi" senza collegamento con Israele. La chiesa non solo non era stata prevista, ma non ha relazione con ciò che precede né con ciò che segue e non costituisce quindi il compimento delle promesse dell'AT. L'unione spirituale del credente con Cristo sarebbe infatti talmente celeste da contrastare coi doni accordati ad Israele. Da un lato obiettivi celesti (chiesa) e dall'altro terrestri (Israele). Le profezie dell'AT non si sarebbero dunque compiute nella chiesa ed esigerebbero un compimento letterale e terreno in favore di Israele. Il regno offerto ai giudei da Gesù non sarebbe stato un regno spirituale, ma terrestre, affinché fosse restaurato il regno di Davide. A ciò si associa una forte diffidenza verso le chiese istituzionali e più in generale verso il mondo.
Il secondo elemento riguarda l'interpretazione dei testi biblici. L'interpretazione deve fare grande attenzione alla particolare situazione di ciascun testo. Sarebbe così illecito porre i cristiani sotto la legge dei dieci comandamenti e sarebbe altrettanto sbagliato applicare il "Sermone del monte" ai cristiani perché esso si riferirebbe al periodo della grande tribolazione. Ne viene fuori una lettura a compartimenti e tendenzialmente letteralista.
La popolarità del dispensazionalismo è legata alla sua capacità di fare comprendere anche all'uomo della strada certe profezie bibliche e assicurare i credenti in vista degli eventi futuri. Tali insegnamenti vengono diffusi alimentando uno schema interpretativo chiaro e confortante per i credenti e sollecitando quelli che non lo sono a credere, perché le predizioni bibliche forniscono una sicura comprensione dell'avvenire.
Osservazioni
Il dispensazionalismo ha contribuito a conservare la fiducia dei credenti nella dottrina dell'ispirazione plenaria della Scrittura e ha svolto una funzione protettiva nei confronti delle sette moderne. Numerose eresie si sono scontrate con questa rigida struttura dottrinale senza poterla minimamente scalfire. Frange dispensazionaliste poco rigorose hanno talvolta dato l'impressione che alcuni brani biblici avessero un significato relativo per i credenti, o che vi potrebbero anche essere possibilità diverse di salvezza a secondo che si sia sotto la legge o sotto la grazia, ma tali eccessi sono respinti da studiosi seri. Vi sono però elementi che fanno pensare.
Prima di tutto il fatto che si tratti di una teologia relativamente recente. I tentativi di dimostrare la continuità delle convinzioni dispensazionaliste con quelle di autori del passato sono privi di fondamento. Trovare degli antecedenti in riferimenti a periodi definiti "dispensazioni", in certe distinzioni, o nell'interpretazione del millennio, non prova assolutamente nulla in quanto non sono queste le caratteristiche fondamentali della dottrina in discussione. Il suo fulcro è la separazione tra Israele e la chiesa ed è questa separazione che non ha precedenti nella storia.
Il sistema dispensazionalista fa pensare all'eco della filosofia, in particolare alla forte sensibilità sul significato del tempo e della storia del XIX secolo, e della sua necessaria sistematizzazione. Basta pensare alla filosofia hegeliana, all'empirismo di Bacone e alle loro influenze in campo teologico. Da un lato l'alta critica che coglie l'unità nel senso evoluzionista della storia e dall'altro il dispensazionalismo che la coglie nel suo carattere ciclico negativo.
Molte delle sette apocalittiche più stravaganti nascono proprio in quel secolo con uno specifico sfondo sociale, un'ottica prevalentemente moraleggiante e un certo disagio per l'età presente. Il regno di Dio è così collegato ad un millennio futuro che trascura la signoria di Cristo sulla realtà o la interpreta in termini piuttosto morali.
In secondo luogo risulta abbastanza difficile accettare l'idea della storia come fallimento. Essa appare inaccettabile, soprattutto se si pensa alla "dispensazione della chiesa". L'impostazione dispensazionalista è sicuramente diversa da quella degli apostoli che consideravano la chiesa il "nuovo Israele" (Rm 9,6; Gal 6,16; cfr anche Rm 2,28-29; Gal 3,29; 1Pt 2,6; Eb 12,22). Secondo la Scrittura, coloro che sono stati lavati nel sangue di Cristo sono diventati le nuove "dodici tribù" (Gc 1,1), perché secondo il suo proponimento eterno (Ef 3,10-11) Cristo ha fatto di due popoli uno solo (Ef 2,14-16). La chiesa è la posterità d'Abramo e la sposa di Cristo. Il popolo di Dio è edificato su uno stesso fondamento con un unico capo rappresentativo: Gesù Cristo. Per questo non ci sono due regni, uno per Israele e uno per la chiesa, ma uno solo e la Scrittura insegna chiaramente che con la venuta di Gesù Cristo il regno si è veramente avvicinato anche se c'è chi rifiuta la predicazione (Lc 10,11).
In terzo luogo il vincolo dell'interpretazione letteralista. Questa sottolineatura sembra derivare da una sensibilità di tipo razionalista forse non estranea al tempo in cui si è sviluppata la visione dispensazionalista. Anche se a prima vista tale criterio appare un atteggiamento estremamente rispettoso del testo, in definitiva costituisce un vero e proprio arbitrio nei confronti della Scrittura. Prima di tutto perché vuole dare un'impressione di neutralità, mentre è chiaro che la neutralità non esiste nel mondo di Dio e la Scrittura stessa esige di essere interpretata da sé e non da un criterio esterno ad essa. In secondo luogo il letteralismo non può essere sostenuto a oltranza neppure dai dispensazionalisti che devono talvolta scavalcarlo quando interpretano le "spade", le "lance" o le "cavallette" in maniera non letterale. Il letteralismo s'oppone infine chiaramente alla stessa Scrittura che interpreta gli scritti precedenti in maniera non sempre letteralista (per es. ciò che afferma Giacomo sulla capanna di Davide di Amos 9,11-12, At 15,15-20). Il suono dell'ultima tromba che vedrà la resurrezione del popolo di Dio (1Cor 15,52) corrisponde al suono di tromba per riunire gli eletti (Mt 24,31) e non fa minimamente pensare ad un'altra tromba - sette anni dopo - come pensano i dispensazionalisti.
Molti scritti dispensazionalisti fanno emergere una specie di codice per molto tempo ignorato dagli studiosi. Particolari generalmente marginali appaiono come delle vere e proprie fissazioni e diventano la chiave di volta per molte questioni. Nella comprensione dei testi si dovrebbe distinguere regno di Dio e regno dei cieli; giorno di Cristo e giorno del Signore, eccetera. Tali elementi sembrano capaci di spiazzare gli interlocutori complicando la comunicazione e fornendo ai dispensazionalisti il sentimento di possedere una conoscenza capace di valorizzarli anche nei confronti di chi ha compiuto studi più impegnativi.
Nella comprensione del testo biblico si registra una costante tendenza allo sdoppiamento che nella pratica si traduce come in un fenomeno di dislessia per cui, pur comprendendo ogni singola parola, non si è in grado di capire la Scrittura nel suo insieme. L'accento sulla periodizzazione della storia e sul relativo mutamento delle regole impedisce un'efficace visione unitaria per cui si ha difficoltà ad affrontare questioni come la relazione tra Chiesa e mondo; spirituale e materiale/formale; chiesa e cultura; chiesa e Stato. Ciò non è solo diseducativo, ma sfocia in una sorta d'impotenza sul piano operativo con una forte instabilità.
Pervaso da un generale pessimismo e da una angosciante separazione tra celeste e terrestre, il dispensazionalismo finisce per limitare l'impegno dei credenti in ambito sociale a interventi di tipo assistenziale non potendo accogliere l'affermazione biblica che "tutto è vostro". Malgrado l'utilizzo di un vocabolario formalmente corretto, la dottrina della redenzione e della signoria del Signore diventano allora fortemente problematiche. La contemplazione della redenzione finisce per prevalere sul rispetto per la creazione. Se infatti vengono riconosciuti gli uffici profetici e sacerdotale di Cristo, quello regale appare profondamente trascurato.
Pur avendo così rivestito un certo ruolo nel sottolineare l'importanza della Parola di Dio, il dispensazionalismo è diseducativo e costituisce una mutilazione del suo messaggio con gravi conseguenze pratiche.
Bibliografia Fonti: Scofield Reference Bible, 1909; rev. 1917; rev. 1967; C.I. Scofield, Rightly Dividing the Word of Truth, Philadelphia, Philadelphia School of the Bible 1921; L.S. Chafer, Systematic Theology, 8 voll, Dallas, Dallas Seminary Press 1947; C.C. Ryrie, Dispensationalism Today, Chicago, Moody Press 1965; sul "progressivo dispensazionalismo": C.A. Blaising and D.L. Bock (edd), Dispensationalism, Israele and the Church: The Search for Definition, Grand Rapids, Zondervan 1992; C.A. Blaising and D.L. Block, Progressive Dispensationalism, Wheaton, Victor Books 1993.
Critiche: O.T. Allis, Prophecy and the Church, Philadelphia, Presb. and Ref. 1945; C.B. Bass, Backgrounds to Dispensationalism, Grand Rapids, Eerdmans 1960; W.E. Cox, An examination of Dispensationalism, Phillipsburg, Presb. & Ref 1963, 21980; O. Palmer Robertson, The Christ of the Covenants, Phillipsburg, Presb. & Ref. 1980; V. Poythress, Understanding Dispensationalists, Grand Rapids, Zondervan 1987, 21994; C.I.Crenshaw - G.E. Gunn III, Dispensationalism Today, Yersteday, and Tomorrow, Memphis, Footstool 31994; J.H. Gerstner, Wrongly Dividing the Word of Truth, Brentwood, Wolgemuth & Hyatt 1991; M.A. Noll, The Scandal of the Evangelical Mind, Grand Rapids-Leicester, Eerdmans-IVP 1994; K.A. Mathison, Dispensationalism, Rightly Dividing the People of God?, Phillipsburg, P. & R. 1995.
I.F.E.D. - C.P. 756 - 35100 PADOVA
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