La testimonianza cristiana nell’era digitale
Giornate teologiche 2026
11-12 settembre
Padova, IFED, Via P.M. Vermigli 13
Si terranno a Padova, IFED, 11-12 settembre 2026 le Giornate teologiche su “Testimonianza cristiana nell’era digitale”. Il nostro mondo non può più pensarsi fuori dall’era digitale. Così è anche della testimonianza cristiana. Le sfide e le opportunità sono enormi. Sulla scia del trentennale contributo delle Giornate teologiche al servizio della cultura evangelica, quest’anno il convegno prenderà di petto questo tema
Programma
Venerdì 11 settembre
11:00 - 12:30
Intelligenza artificiale e storia biblica: per una teologia cristiana della tecnologia
Derek Schuurman, Professore di scienze informatiche, Calvin University (Michigan, USA)
15:00 - 16:00
Intelligenza umana/artificiale. Abitare cristianamente il confine
Stefano Recanatesi, Technion – Israel Institute of Technology, Haifa (Israele)
16:15 - 17:00
Idoli 2.0. Tra false speranze e nuove dipendenze
Nazzareno Ulfo, Alfa&Omega
17:15 - 18:15
L’era digitale: decifrare il presente, immaginare il futuro?
Alessandro Sperduti, Università di Padova. Presiede Alessandro Sciortino, IFED
Sabato 12 settembre
9:00 - 09:45
Meditazione di Pietro Bolognesi, IFED
10:00 - 11:15
“Discepoli/e nel mondo accelerato della tecnologia” (Dichiarazione di Seul, cap. 7). Sfide pastorali e missionali
Tavola rotonda con pastori/operatori presieduta da Giuseppe Rizza
(Consegna dei diplomi e presentazione del corso di cultura teologica A.A. 2026-2027)
11:30 - 12:30
Etica e intelligenza artificiale: nuove domande, quali risposte
Ilenya Goss, Chiesa valdese, e Alessandro Piccirillo, chiese CERBI
14:30 - 16:00
Persona, verità e intelligenza artificiale: una lettura cristiana della cultura digitale.
Derek Schuurman, Professore di scienze informatiche, Calvin University (Michigan, USA)
Dichiarazione
1. Questioni introduttive
L’era digitale, con particolare riferimento all’intelligenza artificiale, rappresenta una tra le sfide culturali più impegnative del nostro tempo per la testimonianza cristiana. La rapidità con cui si sviluppano le tecnologie digitali e l’ampiezza del loro impatto sulla vita personale e sociale non hanno precedenti nella storia delle rivoluzioni tecnologiche.
Di fronte a questo cambiamento, la cultura evangelica non può coltivare né indifferenza né entusiasmo ingenuo. È chiamata piuttosto a esercitare discernimento biblico, responsabilità pubblica e testimonianza fedele, confessando che nessun ambito della realtà è sottratto al governo di Gesù Cristo (Mt 28,18; Ef 1,22). L’evangelo di Gesù Cristo rimane la risposta decisiva alle attese e alle paure del nostro tempo (Rom 1,16).
2. La cultura evangelica, animata da una profonda convinzione della sovranità di Dio e pienamente soggetta all’autorità della Scrittura, non è chiamata a recepire in ritardo categorie nate altrove, né a fare da eco a visioni del mondo elaborate in altri contesti. Anche nell’ambito della tecnologia e dell’intelligenza artificiale, è chiamata a ripensare ogni cosa alla luce della rivelazione di Dio e di una visione del mondo biblica coerente e comprensiva. Se questo avviene con fedeltà e sapienza biblica, il cristianesimo evangelico può presentarsi non semplicemente come una voce tra le altre, ma come portatore di una prospettiva distinta e feconda anche nello spazio pubblico (Rom 12,2; Col 2,8; 2Cor 10,5).
3. Per affrontare cristianamente la sfida posta dall’intelligenza artificiale, la trama di creazione-caduta-redenzione-compimento rimane la cornice più affidabile entro cui leggere ogni sviluppo tecnologico. Dio è il Creatore di tutte le cose, il Signore della storia e il Re che governa anche i processi che sfuggono alla comprensione umana. Nessuna innovazione può sottrarsi al suo dominio, né alcun futuro è fuori dalla sua sapienza. Per questo respingiamo tanto le letture catastrofiste quanto quelle salvifiche della tecnica. Il futuro non appartiene né agli algoritmi né ai poteri digitali, ma al Dio vivente (Sal 115,3; Ef 1,11).
2. Rischi e sfide dell’era digitale
4. I sistemi denominati “intelligenza artificiale” non possiedono intelligenza personale, coscienza morale né vita spirituale. Restano strumenti prodotti dall’ingegno umano e riflettono, in modo derivato, capacità ricevute dal Creatore (Sal 147,5). Eppure, proprio in questo contesto emerge una specifica tentazione idolatrica. Essa si manifesta nella confusione tra Creatore e creatura: sistemi prodotti dall’uomo finiscono per essere percepiti come fonti autorevoli di conoscenza e di orientamento della realtà, assumendo un ruolo che, nella visione biblica, appartiene a Dio. Questa dinamica si insinua attraverso promesse di affidabilità, sicurezza e accesso immediato a forme di conoscenza presentate come verità, che alimentano dipendenze funzionali e orientano verso nuovi idoli tecnologici (Gen 3,5; Rom 1,25).
5. La dottrina biblica dell’essere umano rimane decisiva. L’uomo e la donna non sono un aggregato di dati, né una macchina biologica, né un supporto aggiornabile. Sono persone create a immagine di Dio, dotate di dignità inviolabile e responsabili davanti a Lui (Gen 1,26-27). Nell’era digitale si afferma però una forma crescente di riduzionismo antropologico. Da un lato, l’essere umano viene interpretato come sistema informazionale, analizzabile e prevedibile; dall’altro, prende forma l’idea di ridefinire l’identità attraverso l’integrazione dell’uomo con dispositivi tecnici. In questo quadro, correnti come il transumanesimo e il postumanesimo, che propongono il superamento della condizione umana attraverso la tecnologia, stanno acquisendo crescente legittimità culturale. Si tratta di prospettive che tendono a dissolvere la distinzione tra creatura e tecnica e a ridefinire l’umano in termini funzionali e prestazionali. Il riferimento al Creatore tende così a scomparire dall’orizzonte, e con esso la responsabilità morale che ne deriva.
6. La Scrittura insegna che la radice della crisi umana non risiede primariamente nella scarsità di strumenti, ma nella rottura dell’alleanza con Dio. Il peccato corrompe il cuore umano e si manifesta anche nella progettazione e nell’uso delle tecnologie (Ger 17,9; Rom 3,23). In questo contesto si diffonde una forma di relativismo amartiologico, per cui la tecnologia viene implicitamente considerata neutrale o non profondamente segnata dal peccato. Tale visione tende a marginalizzare rischi concreti: manipolazione delle informazioni, concentrazione del potere, controllo tecnocratico, disinformazione e sfruttamento economico. La fede evangelica, proprio perché riconosce la radicalità del peccato e delle sue conseguenze personali e strutturali, ricopre un ruolo peculiare nel discernere queste dinamiche e nel costruire un pensiero che non le ignori. I sistemi tecnologici incorporano criteri e finalità che orientano l’agire umano e devono essere valutati alla luce di una comprensione biblica della realtà.
7. A questo si aggiunge una forma di presunzione soteriologica. I limiti umani vengono progressivamente interpretati come problemi tecnici. Vulnerabilità, dipendenza e perfino mortalità appaiono come difetti correggibili mediante il progresso tecnologico. Non si tratta solo di ottimismo tecnologico, ma di una rilettura della condizione umana. La rottura dell’alleanza tende a scomparire dall’orizzonte, sostituita da una promessa di miglioramento continuo. In questo ambito, la testimonianza evangelica assume un carattere specifico. Convinti che l’evangelo della salvezza in Cristo soltanto sia l’unica via di salvezza, gli evangelici esercitano un ruolo profetico insostituibile nel richiamare che nessuna soluzione tecnica può affrontare la condizione umana nel suo problema più profondo. Il dominio affidato alla creatura non è autonomia: rimane esercizio responsabile sotto Dio (Gen 1,28; 2Cor 5,17-21).
8. La questione della verità e dell’autorità assume un rilievo particolare nell’era dell’intelligenza artificiale. La produzione automatizzata di contenuti, i sistemi generativi e le tecniche di persuasione algoritmica mettono sotto pressione la possibilità stessa di orientarsi in modo affidabile nella realtà. Si diffondono così delle forme sempre più profonde di disorientamento epistemico, che rendono problematica la distinzione tra autentico e artefatto e il riconoscimento di criteri affidabili di verità. La testimonianza cristiana è chiamata a orientarsi con chiarezza alla verità rivelata nella Scrittura, riconoscendola come criterio ultimo di giudizio e fonte affidabile di conoscenza (Gv 14,6; Gv 17,17; Ef 4,25). Essa è altresì chiamata a ricondurre donne e uomini alla fonte primaria della verità, la Parola rivelata di Dio, mediante la quale ogni pretesa umana viene giudicata e ogni forma di sapienza viene sottoposta al suo vaglio (Gv 14,6; Gv 17,17; Ef 4,25). Anche nell’uso dei media e delle piattaforme digitali, la chiesa deve rinunciare a scorciatoie ingannevoli, spettacolarizzazioni del vangelo e pratiche comunicative contrarie alla verità che proclama (2 Cor 4,2).
9. I sistemi di intelligenza artificiale, in quanto modelli probabilistici addestrati su grandi quantità di dati, tendono a riflettere le distribuzioni presenti nei dati stessi. Questo li espone a bias e può portare a rafforzare dinamiche maggioritarie. In questo quadro, si può parlare di forme di esclusione algoritmica: posizioni minoritarie, comprese quelle religiose, rischiano di essere marginalizzate o rappresentate in modo distorto negli ambienti digitali.
10. A questo si aggiunge un ulteriore elemento di attenzione. I principali sistemi di intelligenza artificiale sono sviluppati e gestiti da soggetti privati che operano su scala globale, spesso in relazione con istituzioni pubbliche secondo modalità non sempre trasparenti. L’epoca digitale pone quindi questioni nuove riguardo alla distribuzione del potere e alla relazione tra soggetti pubblici e privati, configurando il rischio di dar luogo a forme di oligarchie tecnico-finanziarie. Nuovi centri di potere, in particolare nel settore tecnologico, esercitano una influenza crescente attraverso il possesso ed il controllo dei dati, lo sviluppo delle infrastrutture digitali e l’utilizzo di sistemi capaci di orientare comportamenti, decisioni e percezioni. Questa influenza si intreccia con quella delle istituzioni pubbliche secondo dinamiche inedite, entrando direttamente nella vita delle persone mediante forme di controllo, persuasione, esclusione e potenziale manipolazione.
3. Proposizioni evangeliche
11. Nella sua grazia comune, Dio continua a sostenere il mondo, a limitare il male e a distribuire doni utili alla vita umana (Mt 5,45; Giac 1,17). In questa prospettiva, le tecnologie digitali non devono essere rifiutate in quanto tali, ma interpretate alla luce del mandato culturale, pur tenendo presenti i rischi evidenziati nei paragrafi precedenti. Siamo chiamati a fare in modo che esse siano utilizzate per manifestare la gloria di Dio, rendere visibile la sua signoria su ogni ambito della realtà e contribuire all’estensione del suo Regno.
12. In questo orizzonte, la vocazione cristiana si esprime attraverso una responsabilità sacerdotale, regale e profetica (1P 2,9, Gn 2,15, Mt 5,13-16) . Sacerdotale, nell’attenzione alle conseguenze delle tecnologie per la vita umana, nella cura del prossimo e nella responsabilità verso le persone più esposte; regale, nell’esercizio di una responsabilità ordinatrice e custode anche nelle dimensioni digitali della realtà; profetica, nel testimoniare la verità di Dio e nel denunciare ciò che la contraddice. Tale triplice vocazione, esercitata in autentica dipendenza da Dio, è in grado di inserirsi in modo fecondo nelle sfide evocate in precedenza. Anche nell’ambito delle tecnologie digitali, queste dimensioni chiamano i credenti non solo a un uso consapevole, ma a un impegno attivo nella comprensione, nello sviluppo e nell’orientamento dei processi tecnologici.
13. Di fronte alle nuove forme di opacità e di sovrapposizione nell’esercizio del potere sollevate dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale, la prospettiva evangelica riafferma il principio della sovranità delle sfere quale espressione dell’ordine della creazione, sotto l’unica signoria di Gesù Cristo (Col 1, 16-17). Tale principio stabilisce che Dio ha disposto una pluralità di ambiti della vita, ciascuno dotato di un proprio mandato e di una propria autorità, e costituisce un argine contro ogni indebita espansione del potere, sia nelle forme di integrazione tra istituzioni pubbliche e soggetti tecnologico‑economici, sia nella tendenza a concentrare in un unico centro il controllo dei dati privati, delle infrastrutture e dei processi decisionali. Esso richiede che attori pubblici, economici e sociali esercitino le proprie responsabilità entro i limiti loro assegnati e che l’autorità civile adempia al proprio compito di garante tra le diverse sfere senza oltrepassare il proprio ambito e senza essere assorbita da altri poteri. In tale prospettiva, anche la raccolta e l’utilizzo dei dati privati non devono violare o ridefinire indebitamente le relazioni proprie delle diverse sfere della vita umana, come quelle familiari, educative e comunitarie, assumendo un controllo che eccede il proprio mandato. Lo sviluppo e l’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale devono rimanere entro limiti che rispettino l’ordine impresso da Dio alla vita umana e sociale e non si traducano in strumenti di dominio indebita invasione di altre sfere.
14. Le trasformazioni digitali richiedono fondamenta etiche solide. La visione evangelica offre un contributo specifico, capace di tenere insieme norma rivelata, complessità storica e responsabilità personale (Mic 6,8; Col 1,9-10). In alcuni ambiti, essa può giungere a convergenze operative con altre prospettive, in particolare su principi come responsabilità, trasparenza, equità, tutela della persona e contrasto degli abusi di potere. Tali convergenze possono favorire forme di collaborazione e di presenza comune nello spazio pubblico. Il suo contributo rimane comunque distinto tanto sul piano dei fondamenti quanto su quello delle implicazioni concrete.
15. Tale etica, radicata nella Scrittura, orienta non solo l’agire individuale ma anche la valutazione dei processi tecnologici e delle loro implicazioni morali. Essa non riguarda soltanto l’uso degli strumenti, ma anche le strutture che li rendono possibili. Richiede di interrogare le architetture dei sistemi digitali, affinché possano riflettere criteri coerenti con la visione biblica della realtà. Ciò implica attenzione ai criteri di progettazione degli algoritmi, alla trasparenza dei processi decisionali automatizzati, alla qualità e rappresentatività dei dati, nonché alle finalità che orientano lo sviluppo tecnologico. In questo senso, l’etica evangelica può contribuire in modo reale a fecondare il dibattito pubblico, offrendo categorie capaci di coniugare verità, responsabilità e bene comune.
16. Per queste ragioni, esortiamo le chiese evangeliche, le istituzioni teologiche e gli organismi di cooperazione del mondo evangelico a una testimonianza fedele nell’era digitale:
sul versante teologico, promuovendo una visione teocentrica in cui il governo di Dio illumini le sfide della tecnica, mantenendo ferma la distinzione Creatore-creatura e la centralità della redenzione in Cristo; sviluppando una visione biblica degli ambienti digitali e dell’IA che includa una riflessione etica radicata nella Scrittura;
sul versante omiletico e catechetico, insegnando la dottrina dell’imago Dei, del peccato, della vocazione, della verità e della sapienza cristiana applicate ai temi del digitale, formando credenti capaci di discernimento, di testimonianza fedele e di servizio competente nello spazio pubblico, anche mediante vocazioni solide nei luoghi della cultura, della tecnica e delle istituzioni;
sul versante pastorale, mantenendo alta la vocazione della chiesa quale comunità dell’alleanza nella quale si coltivano relazioni autentiche orientate al bene reciproco, alla giustizia e alla vocazione di Dio ed accompagnando quanti vivono sfide legate a dipendenze digitali, smarrimento identitario, ansie tecnologiche e transizioni professionali;
sul versante missionario, utilizzando con sapienza gli strumenti tecnologici per l’evangelizzazione, il discepolato, la traduzione biblica, la formazione e il sostegno a chiese in contesti difficili, senza confondere i mezzi con il messaggio;
sul versante pubblico, prendendo con coraggio parte al dibattito civile, facendosi portatori di una visione del mondo biblica dell’uomo, della libertà e della giustizia, ed essendo presenti negli ambienti nei quali la governance del digitale e dell’intelligenza artificiale viene progettata, regolata e decisa; vigilando sui rischi legati alla concentrazione del potere tecnologico e alle implicazioni per la libertà religiosa (Mt 5,13-16; Ger 29,7).
Bibliografia primaria
McGrath, Quinting; Huizinga, Gretchen; Dyer, John; Graves, Mark, “AI, Ethics, and Trust: A Biblically Grounded Christian Position”, WEA General Assembly, 2025.
“AI Ethics and the Great Commission”, Lausanne Global Analysis, 2025.
Ethics & Religious Liberty Commission, Artificial Intelligence: An Evangelical Statement of Principles, Nashville, ERLC, 2019.
Lausanne Movement, The Seoul Statement, 2024, §7.
“Etica ed internet”, Supplemento a Studi di teologia, Centro Studi di Etica e Bioetica, n. 5, 2007.
“Post-umanesimo”, Supplemento a Studi di teologia, Centro Studi di Etica e Bioetica, n. 14, 2016.
“Intelligenza artificiale”, Supplemento a Studi di teologia, Centro Studi di Etica e Bioetica, n. 19, 2021.