La testimonianza cristiana nell’era digitale

Giornate teologiche 2026
11-12 settembre
Padova, IFED, Via P.M. Vermigli 13

Viviamo un’epoca di rapidissime e profonde trasformazioni. Le tecnologie digitali, ed in particolare l’intelligenza artificiale, stanno investendo pressoché ogni ambito della vita umana, incidendo su dimensioni primarie dell’esistenza quali la conoscenza, la relazionalità, la spiritualità e la comprensione che l’essere umano ha di sé. Come abitare cristianamente questo tempo? Le Giornate teologiche, tenutesi a Padova l’11 e 12 settembre 2026 sul tema “Testimonianza cristiana nell’era digitale”, hanno mostrato la fecondità di una prospettiva autenticamente evangelica: Dio è Signore di tutta la realtà e la sua Parola offre le categorie necessarie per orientarsi e discernere davanti alle sfide della trasformazione digitale.

Derek Schuurman (Calvin University) ha aperto collocando l’intelligenza artificiale nella grande trama biblica di creazione, caduta, redenzione e nuova creazione. Questa cornice consente di evitare sia il tecnicismo, che attribuisce alla tecnologia capacità quasi salvifiche, sia il pessimismo che la trasforma nel grande nemico dell’umanità. La distinzione tra struttura e direzione permette invece di riconoscere le possibilità della buona creazione e, contemporaneamente, di chiedersi verso che cosa vengano orientate: l’IA può essere posta al servizio di Dio e del prossimo oppure dell’idolatria e dell’ingiustizia. La nuova creazione apre infine alla prospettiva che quanto di buono l’attività umana produce possa trovare posto nel compimento dell’opera di Dio, senza per questo attribuire al progresso alcuna capacità salvifica: i nuovi cieli e la nuova terra rimangono opera di Dio.

Stefano Recanatesi (Technion, Haifa) ha esplorato il confine tra intelligenza umana e artificiale: dietro sistemi capaci di dialogare con noi non vi è un “qualcuno”, ma una tecnologia priva di coscienza. La crescente delega cognitiva interroga quindi su ciò che è propriamente umano e sulla necessità di custodire attenzione, capacità critica e relazioni autentiche.

Nazzareno Ulfo (Alfa&Omega), muovendo dal Salmo 135, ha affrontato il rischio dell’IA come “idolo 2.0”. Il pericolo nasce quando l’uomo attribuisce alla tecnologia ciò che non le appartiene, vi ripone la propria fiducia e le delega funzioni morali e spirituali che richiedono responsabilità e discernimento personali. L’idolatria, inoltre, trasforma l’idolatra: affidando progressivamente alla macchina facoltà propriamente umane, rischiamo di impoverire noi stessi. Nell’epoca del “già e non ancora”, la tecnologia non può eliminare la fatica, il confronto e le relazioni attraverso cui maturano la persona e la sapienza.

Nel dialogo con Alessandro Sperduti (Università di Padova) lo sguardo si è allargato alla concentrazione del potere tecnologico, alla sostenibilità dello sviluppo dell’IA e al rischio di perdita della capacità critica. Questioni che mostrano come il governo della tecnologia non possa essere lasciato alla sola competenza tecnica, ma richieda un autentico pluralismo, nel quale anche la prospettiva evangelica è chiamata a contribuire.

Pietro Bolognesi (IFED), partendo dal Salmo 111, ha proposto un metodo biblico per confrontarsi con queste trasformazioni. La Scrittura non deve funzionare come un correttivo esterno, chiamato a riparare a posteriori le distorsioni della tecnologia, ma deve “fecondare dall’interno” la comprensione stessa del fenomeno. La sapienza biblica collega ciò che è frammentato, discerne, verifica e trova nel timore di Dio il criterio che orienta ogni cosa. In questo processo l’uomo rimane sempre attore dell’apprendimento, mai semplice ricettore passivo. La sapienza non dipende dalla quantità di informazioni disponibili, né può essere delegata a un automatismo: richiede coinvolgimento, responsabilità e trasformazione personale.

Giuseppe Rizza (IFED) ha mostrato come il digitale non sia più semplicemente uno strumento, ma un ambiente che contribuisce a formarci. Quattro le sfide indicate: dalla comunità alla piattaforma, dall’attenzione alla distrazione, dalla conversione alla sensazione e dall’incarnazione alla disincarnazione. La chiesa non può quindi limitarsi a produrre contenuti digitali: deve custodire la predicazione, coltivare pratiche lente di formazione e accompagnamento e sviluppare una presenza missionaria nella quale anche i mezzi siano coerenti con il messaggio annunciato.

Il confronto etico con Ilyenia Goss e Alessandro Piccirillo ha richiamato le questioni dell’affidabilità, dell’autorevolezza delle risposte dell’IA, della delega e della responsabilità.

Schuurman, nella relazione conclusiva, ha concentrato l’attenzione su due sfide: quella epistemologica, perché una risposta statisticamente plausibile non è necessariamente vera, e quella ontologica, perché sistemi capaci di imitare il linguaggio e le relazioni umane rimangono macchine, non persone create a immagine di Dio. L’IA dovrebbe quindi amplificare responsabilmente le capacità umane, non sostituire l’essere umano.

La dichiarazione conclusiva dell’IFED ha raccolto e rilanciato il percorso delle Giornate, esprimendo una postura autenticamente evangelica davanti alla trasformazione digitale. Lungi dal recepire passivamente categorie elaborate altrove, la cultura evangelica continua ad affermare il primato dell’Evangelo e ad attingere al proprio patrimonio biblico e teologico per comprendere anche la tecnologia alla luce della signoria di Dio su tutta la realtà. Questa prospettiva consente, da una parte, di riconoscere e valorizzare le possibilità offerte dalla tecnologia e, dall’altra, di discernere e denunciare le tendenze idolatriche e le distorsioni che, a causa del peccato, attraversano anche lo sviluppo e l’uso della tecnologia.

Non si tratta, dunque, né di sottrarsi all’era digitale né di accoglierla acriticamente, ma di abitarla cristianamente, fecondandola dall’interno attraverso le categorie della rivelazione biblica e partecipando senza timore al dibattito pubblico nei luoghi in cui il futuro della tecnologia viene pensato e progettato.

Programma

Venerdì 11 settembre

 

11:00 - 12:30

Intelligenza artificiale e storia biblica: per una teologia cristiana della tecnologia
Derek Schuurman, Professore di scienze informatiche, Calvin University (Michigan, USA)

 

15:00 - 16:00

Intelligenza umana/artificiale. Abitare cristianamente il confine
Stefano Recanatesi, Technion – Israel Institute of Technology, Haifa (Israele)

 

16:15 - 17:00

Idoli 2.0. Tra false speranze e nuove dipendenze
Nazzareno Ulfo, Alfa&Omega

 

17:15 - 18:15

L’era digitale: decifrare il presente, immaginare il futuro?
Alessandro Sperduti, Università di Padova. Presiede Alessandro Sciortino, IFED

Sabato 12 settembre

 

9:00 - 09:45

Meditazione di Pietro Bolognesi, IFED

 

10:00 - 11:15

“Discepoli/e nel mondo accelerato della tecnologia” (Dichiarazione di Seul, cap. 7). Sfide pastorali e missionali
Tavola rotonda con pastori/operatori presieduta da Giuseppe Rizza

 (Consegna dei diplomi e presentazione del corso di cultura teologica A.A. 2026-2027)

 

11:30 - 12:30

Etica e intelligenza artificiale: nuove domande, quali risposte
Ilenya Goss, Chiesa valdese, e Alessandro Piccirillo, chiese CERBI

 

14:30 - 16:00

Persona, verità e intelligenza artificiale: una lettura cristiana della cultura digitale.
Derek Schuurman, Professore di scienze informatiche, Calvin University (Michigan, USA)