Benvenuti!

Corso di cultura teologica A.A. 2014-2015

Finalità e struttura

Il Corso di cultura teologica si propone di fornire una formazione teologica di base.
Ha durata quinquennale e si articola in quattro grandi aree disciplinari: Sacra Scrittura, teologia storica, teologia sistematica e teologica pratica.
Il modulo didattico prevede lezioni in classe, esercitazioni individuali e di gruppo coordinate dai vari docenti. L’iscrizione impegna a frequentare tutte le lezioni e a svolgere le attività previste. Le nuove iscrizioni sono subordinate al superamento dell’esame di ammissione da concordare con la Segreteria.
Chi ha già terminato il programma quinquennale può frequentare le lezioni come seminario di aggiornamento.
Il Corso sarà offerto nella sede centrale di Padova e nelle sedi distaccate di Roma e di Caltanissetta.
 

Programma e docenti

Nell’A.A. 2014-2015 sono attivati i seguenti corsi:
 1. Sacra Scrittura: La lettera agli Ebrei (Stéphane Simonnin)
 2. Teologia storica: Geografia della teologia dell’Ottocento (Leonardo De Chirico)
 3. Teologia sistematica: Elementi di antropologia (Pietro Bolognesi)
 4. Teologia pratica: Strumenti per l’apologetica II (Giuseppe Rizza)

Sede, date e orari

 Padova: IFED, Via Pietro Martire Vermigli 13
Quest’anno il corso sarà possibile seguirlo anche dalle sedi distaccate di Roma e Caltanissetta. Per maggiori informazioni, rivolgersi alla Segreteria.
Date delle lezioni: 5-6/09/2014; 11/10/2014; 06/12/2014; 07/02/2015; 11/04/2015; 13/06/2015 (sessione d’esame)
Orari: 14.30-18.30

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Rivista Studi di Teologia n. 51 – Sofferenza, persecuzione, martirio

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La chiesa evangelica globale vive molte contraddizioni. Una di queste è una certa schizofrenia tra due sue componenti consistenti. Da un lato, nell’emisfero “giovane” e in espansione numerica, è alta la domanda di “prosperità” e di “terapia” (leggi: guarigioni). Il cristianesimo è scambiato con una sorta di polizza sulla vita gratuita (in quanto pur sempre donata) che garantisca un’esistenza all’insegna del benessere materiale e fisico. Le attese sono concentrate sul qui ed ora, sull’immediatezza e sulla completezza della fruizione del beneficio cristiano. La misurabilità della benedizione consiste nel “successo” e nella “salute”. Questo è un cristianesimo che vuole incassare tutto e subito. Dall’altro lato, nell’emisfero della chiesa delle minoranze perseguitate, anch’esso rilevante sul piano numerico, la fede si caratterizza all’insegna della sofferenza e del martirio. Lì, le aspettative sono modeste, sussurrate sottovoce, più sospirate che verbalizzate. Ci si accontenta di poco. Le pretese quasi non esistono. Più che prosperità, la loro fede chiede libertà di sopravvivere. Più che benessere, cerca coraggio e perseveranza nelle difficoltà. La vita è (poco) riso (nel senso del cereale più diffuso in Asia e nel Medio Oriente) e (tante) lacrime, insieme alle gioie semplici di una vita sobria.

Il primo cristianesimo è chiassoso ed esibizionista. Il secondo è dimesso, non appariscente, essenziale. Il primo urla e suona a tutto volume, il secondo quasi non si sente. Non si fa fatica ad essere contagiati dall’entusiasmo emotivo e dalla perizia tecnologica del primo, mentre per ascoltare il secondo bisogna abbassare il volume della vita contemporanea ed intercettare una flebile voce che giunge in una lingua in genere orientale.

Il primo cristianesimo è una “novità” nella storia della chiesa evangelica. Non si registrano epoche contrassegnate dalla “pretesa” di ricchezza e di salute avanzate nei confronti di Dio. Non ha pari la ricerca sfrenata dei generi di conforto mondano. Nella chiesa antica, i movimenti entusiastici propugnavano piuttosto un rigorismo etico e uno stile di vita ascetico. I martiri erano i testimoni  e l’essere cristiano era sovrapposto all’essere testimone, quindi martire. Al tempo della Riforma protestante, gli Schwärmereien (entusiasti) erano sì spiritualmente vivaci, ma culturalmente frugali. Nei secoli, l’entusiasmo evangelico si è sempre declinato nel segno della sobrietà di vita e dell’accettazione della sofferenza per Cristo come parte integrante del percorso di fede. L’errore dell’escatologia realizzata è stato vissuto con intensità maldestra, ma mai elevando la ricchezza e la salute a parametri dirimenti della spiritualità.

Il cristianesimo sofferente, invece, non è una novità. Al contrario, sembra essere la modalità prevalente della chiesa quando essa è stata socialmente minoritaria. Erede e memore delle vicende travagliate del popolo d’Israele, la chiesa è nata con la persecuzione nel proprio DNA. Dalla prima comunità di Gerusalemme, alla persecuzione di Nerone, sino a quelle terribili di Decio e di Diocleziano, i primi movimenti della chiesa sono stati contrassegnati da un impiastro di lacrime e sangue tutt’altro che zuccheroso. Nel corso del tempo, i movimenti della dissidenza evangelica sono stati poi colpiti dalla scure del braccio armato di una istituzione religiosa che della chiesa portava solo il nome. Pur essendo stato definito il “secolo breve”, il XX secolo ha conosciuto un’esplosione della persecuzione dei cristiani e oggi viviamo una propaggine di quell’epoca. Molte cose stanno cambiando nella società attuale, ma la persecuzione non sembra dare tregua alla chiese minoritarie di importanti regioni del mondo. Prima il comunismo, ora forme d’islam, di buddismo e di induismo intolleranti, impediscono il  pieno esercizio della libertà religiosa.

Per la chiesa contemporanea, è importante fare tre cose. Primo, senza estendere giudizi oltremodo affrettati sulla chiesa che aspira ad essere gaudente e sempre in perfetta forma dimenticando di passare dalla croce di Cristo, la comunità cristiana deve saper contestualizzare la retorica del “successo” senza farsi abbagliare dalle sirene della prosperità. Questi fenomeni sono bolle speculative destinate a scoppiare prima o poi. Purtroppo, lasciano sul terreno molte vittime che vanno soccorse con un insegnamento biblicamente sano e una vita cristiana veramente guarita dalle idiosincrasie profonde del peccato. Secondo, la chiesa deve familiarizzarsi con la teologia biblica della persecuzione, della sofferenza e del martirio. Senza eroismi, dolorismi e sentimentalismi, ma anche contro l’imborghesimento della fede, occorre fare i conti con il dato della sofferenza per Cristo che è iscritto in modo costitutivo nella sequela evangelica. Rispetto a questa, non ci sono scorciatoie o altri percorsi per i discepoli di Cristo. I tempi e le modalità, l’intensità e l’impatto saranno diversi e a macchia di leopardo, ma il “programma” della vita cristiana è quello sino alla seconda venuta del Figlio di Dio. Terzo, oltre alla preghiera e alla solidarietà, la chiesa deve pensare alla chiesa perseguitata in modo consapevole rispetto alle questioni di sistema. Deve, cioè, metabolizzare la cultura della libertà religiosa, diventando portavoce di chi ne è privo e promotrice di assetti più avanzati ovunque se ne riscontrino di inadeguati. Dovrebbe essere un segnale preoccupante vedere tanto interesse per la chiesa perseguitata se scarso è l’interesse per il tema della libertà religiosa. I due, invece, vanno insieme. Dove c’è il primo, c’è anche il secondo perché in mezzo c’è una chiesa che, ubbidendo al suo Signore, svolge un ruolo sacerdotale nella preghiera d’intercessione, svolge un ruolo profetico nella denuncia del peccato e svolge un ruolo regale nel farsi interprete di un’istanza insopprimibile di libertà.

Leonardo De Chirico

Indice del numero 51:  (1)   Dichiarazione di Bad Urach (2010): Verso una teologia evangelica della sofferenza, della persecuzione e del martirio per la chiesa globale in missione; (2)  Leonardo De Chirico, L’ecumenismo del sangue; (3)  Leonardo De Chirico, Un assalto globale: vietato ignorarlo; (4)   Sergio De Blasi, La Giornata internazionale di preghiera per la chiesa perseguitata; (5) Segnalazioni bibliografiche.

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Laboratorio prediazione 2014

LABORATORIO DELLA PREDICAZIONE

14-19 luglio 2014

La predicazione rientra a pieno titolo tra gli strumenti che promuovono il rinnovamento secondo l’Evangelo della chiesa, della cultura e della società. In questo ambito, IFED ha già investito risorse significative nel campo dell’offerta di strumenti e sussidi per l’omiletica (Studi di teologia e DTE), di convegni dedicati alla predicazione (Giornate teologiche), di percorsi di formazione teologica complessiva (Corsi di cultura teologica).

Il Laboratorio è un programma intensivo che intende suggerire un modello omiletico contestualizzato e integrato rispetto alle più ampie ricadute ecclesiali e culturali. Il programma è rivolto a persone multi-vocazionali che svolgono il servizio nella chiesa accanto ad altre mansioni.

 

Obbiettivo

Incoraggiare e sviluppare ministeri di predicazione che siano fedeli alla Scrittura, onorevoli per Dio, utili alla missione della chiesa.

 

Partecipanti

Uomini che sono incoraggiati dalle chiese a crescere nel ministero della predicazione. L’accettazione dell’iscrizione è subordinata alla decisione del Consiglio Accademico.

 

Metodologia

Lezioni frontali, seminari, conversazioni, studio personale, lavoro di gruppo.

 

Programma

Esempi di temi affrontati: l’obbiettivo del sermone, la struttura del sermone; la costruzione dello schema omiletico; l’impatto ed il proseguimento del sermone; progettazione di una serie di sermoni su un libro biblico; modelli omiletici nella storia; la promozione di una cultura ecclesiale sensibile alla predicazione, ecc.

 

Informazioni

IFED

Via P.M. Vermigli 13

35132 Padova

ifed@libero.it

tel. 049 619623

www.ifeditalia.org

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Per una nuova relazione con gli animali

colloquioPer una nuova relazione con gli animali: Il colloquio di bioetica del Centro Studi di Etica e Bioetica

“Gli animali non sono oggetti nella disponibilità assoluta dell’uomo, ma creature che l’uomo è chiamato a custodire con responsabilità, esercitando un dominio servizievole”. Con queste parole, Alessandro Piccirillo ha sintetizzato i contenuti del supplemento n. 11 aStudi di teologia “Etica animale” del 2013 e che è stato presentato a Roma il 7 dicembre all’VIII colloquio di bioetica del Centro Studi di Etica e Bioetica dell’IFED.
Da più di dieci anni, il CSEB è un luogo di elaborazione di un’etica evangelica che si misura con le questioni  morali più rilevanti, fornendo materiali di studio, prese di posizione e offrendo opportunità di confronto con altre correnti di pensiero.
Nella sua presentazione, Piccirillo, che è collaboratore del CSEB, ha ricordato come sia l’antropocentrismo tradizionale che l’animalismo ideologico oggi di moda siano opzioni etiche riduttive e fallaci. Il primo eleva ad assoluto l’uomo nell’ambito della realtà creata e gli conferisce piene facoltà sugli animali che diventano meri oggetti da usare. Il secondo livella ogni differenza tra uomo e animale e non tiene conto di importanti dati di realtà nella quale la creatura umana ha ricevuto il compito di vivere responsabilmente. L’etica evangelica pensa alle relazioni nell’ambito del creato a partire dal modello delle relazioni trinitarie. L’essere trinitario di Dio è sempre “essere con”, essere-in-relazione, in  cui l’identità non è vista in termini auto-referenziali, ma sempre insieme ad altre identità con cui è in rete. La sfida per l’etica è ripensare la relazione tra uomini e animali all’interno dell’unica creazione di Dio entro la quale vi sono vocazioni e responsabilità differenziate. Per questa ragione, occorre muoversi all’interno di un antropocentrismo “relazionale” in cui la specifica chiamata dell’uomo nel creato è sempre vista nel quadro di relazioni che tengono conto sia dell’alterità che della prossimità nei confronti di altre creature.
Nel suo intervento, Simone Pollo, professore di Etica alla Sapienza di Roma, ha riflettuto sulle aporie dell’animalismo ideologico che vorrebbe cancellare ogni differenza tra uomo e animale. Nella storia naturale del mondo, il rapporto uomo-animale è asimmetrico. In più, la relazione non è sempre stata segnata dallo sfruttamento in quanto gli animali hanno contribuito ad insegnare all’uomo cosa significa essere “umani”. L’ideologia animalista disconosce la complessità della relazione e vorrebbe appiattire il tutto in un’astratta uguaglianza paritaria. Inoltre, secondo Pollo, il piano dell’etica pubblica va distinto da quello privato e, quindi, non si possono imporre per legge comportamenti vegetariani e abolire tout court la sperimentazione. Più responsabile è impegnarsi in un’etica “riformista” che tenga conto dei dati di realtà e cerchi di apportare maggiore rispetto per il benessere animale negli allevamenti intensivi o nell’uso delle cavie nella ricerca.   
Il direttore del CSEB, Leonardo De Chirico, ha ribadito la necessità per l’etica di tenere conto sia di un quadro normativo di riferimento (in questo caso, l’antropocentrismo relazionale), sia i dati di realtà (in questo caso, la millenaria storia del rapporto uomo-animale), sia il pluralismo di opzioni personali (in questo caso, la scelta di regimi alimentari carnivori o vegetariani). Nel dibattito seguito, Piccirillo ha indicato nel “consumo critico” degli alimenti un altro modo di porsi di fronte alla questione animale.
Il tema è molto importante e l’etica evangelica ha, anche in questo caso, mostrato di essere attrezzata per imbastire una riflessione ampia e pubblica. Da non dimenticare l’impegno dell’uomo politico evangelico William Wilberforce che, parallelamente alla lotta per l’abolizione della schiavitù (1808), è stato tra i fondatori della Società per la prevenzione della crudeltà sugli animali (1824).

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ETICA E ANIMALI: BENESSERE ANIMALE, DIRITTI ANIMALI, SPERIMENTAZIONE ANIMALE?

ETICA E ANIMALI: BENESSERE ANIMALE, DIRITTI ANIMALI, SPERIMENTAZIONE ANIMALE?

Il Centro Studi di Etica e Bioetica (CSEB) di Padova è lieto di invitare all’VIII° Colloquio di bioetica sul tema 

che si terrà
  • Sabato 7 dicembre 2013, ore 11.00, Chiesa evangelica battista, Via Lungaretta 124 – Trastevere, Roma
  • Ne discutono:
  • Simone PolloDipartimento di Filosofia, Università La Sapienza di Roma
  • Alessandro Piccirillo, Centro Studi di Etica e Bioetica
  • Introduce: Leonardo De ChiricoCentro Studi di Etica e Bioetica
Nel corso del colloquio sarà presentato il fascicolo “Etica animale”, supplemento etico N. 11 (2013) di Studi di teologia.
Il rapporto uomo-animale situato nel nostro ecosistema ha costituito una trama tanto centrale quanto progressivamente scontata durante tutto il corso della Storia. Sia che si adotti una prospettiva immanente e materialistica sia che se ne adotti una di tipo più trascendentale e teista, si è innegabilmente registrato un continuo interscambio fra il mondo umano e quello non-umano, una sorta di co-dipendenza che ha trovato giustificazioni, plausibilità e legittimazioni nelle più svariate visioni del mondo fin qui prodotte, dalle più tradizionali alle più recenti, da quelle più conservatrici a quelle più progressiste.
Un fatto che rimane chiaro è che fintanto che l’umanità sarà presente sulla faccia della terra, finché gli animali saranno presenti, questi due gruppi vivranno a fianco a fianco nella realtà che condividono, e non è il se ma il come questo rapporto è costituito che farà la differenza.Ogni presa di posizione nel campo dell’etica animale tende ad assolutizzare un aspetto della realtà e, conseguentemente, a sottostimare gli altri. Se gli animali sono elevati ad assoluto si avrà una forma di animalismo. Se l’uomo è assolutizzato si avrà una forma di antropocentrismo ontologico. Solo un antropocentrismo responsabile in quanto inserito nella rete di relazioni vitali potrà tenere presente tutti i dati di realtà senza schiacciare la riflessione etica ad una sola dimensione. Questa è la sfida per l’etica animale che s’ispira all’evangelo.
Info: Centro Studi di Etica e Bioetica
www.ifeditalia.org – tel. 333 8558174

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+35% per il Corso IFED appena iniziato

Centoquindici studenti iscritti per un incremento del 35%. Sono questi i numeri del Corso di cultura teologica dell’Istituto di Formazione Evangelica e Documentazione di Padova il cui anno accademico, avviato con le Giornate teologiche del 6-7/9, è proseguito con le prime attività in classe in classe il 12 ottobre.

Il boom di iscritti è legato a molti fattori. Innanzi tutto si tratta del XX° anno di attivazione e, per un’iniziativa formativa evangelica di livello universitario, questo è un traguardo intermedio che indica stabilità e serietà. Molte proposte nascono e muoiono nel giro di pochi anni, ma è importante sottolineare la continuità del Corso di cultura teologica nel panorama evangelico italiano. Il Corso non è un’iniziativa a sé stante, ma è inserito nell’ampia offerta formativa di IFED che comprende la rivista Studi di teologia (giunta al 50° fascicolo della nuova serie, anche questo un traguardo significativo!), le Giornate teologiche di settembre (un appuntamento teologico di livello internazionale), il Dizionario di teologia evangelica e molte altre pubblicazioni che i docenti di IFED hanno realizzato nel corso degli anni. Sempre in tema di anniversari, quest’anno cade il XXV° anniversario della nascita dell’IFED di cui il Corso è uno dei fiori all’occhiello.
Poi, da quest’anno, il Corso è offerto in tre sedi: Padova (la sede storica dell’IFED) cui si sono aggiunte Roma e Caltanissetta. Nord, Centro e Sud d’Italia hanno quindi la possibilità di avere una sede raggiungibile in giornata per la frequentazione del corso. Avvalendosi dei sistemi di comunicazione streaming, lo stesso corso è seguito contemporaneamente in tre sedi. Ciò salvaguarda la didattica in un’ottica interattiva e personale, con la presenza di tutor in tutte e tre le sedi.
Infine, si può fare cenno alla qualità dell’insegnamento. Al contrario di altre iniziative che nascono sulla base dell’improvvisazione e sull’affidamento a risorse tradotte dall’estero, il Corso di IFED si avvale di insegnanti evangelici internazionalmente qualificati e di risorse didattiche in italiano e contestualizzate. I corsi attivati quest’anno sono sul libro del Deutoronomio per la cattedra di Sacra Scrittura (Stephan Simonnin), la dottrina della salvezza per la teologia sistematica (Pietro Bolognesi), la patristica del II-III secolo per la teologia storica (Leonardo De Chirico) e gli strumenti dell’apologetica per la teologia pratica (Giuseppe Rizza).
In un tempo in cui la testimonianza evangelica presenta sempre nuove sfide sul versante culturale e pastorale, un corso collaudato come quello di IFED è un’ottima risorsa per il bene delle chiese italiane.

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Etica nel rapporto uomo-animale

Il rapporto uomo-animale situato nel nostro ecosistema ha costituito una trama tanto centrale quanto progressivamente scontata durante tutto il corso della Storia. Sia che si adotti una prospettiva immanente e materialistica sia che se ne adotti una di tipo più trascendentale e teista, si è innegabilmente registrato un continuo interscambio fra il mondo umano e quello non-umano, una sorta di co-dipendenza che ha trovato giustificazioni, plausibilità e legittimazioni nelle più svariate visioni del mondo fin qui prodotte, dalle più tradizionali alle più recenti, da quelle più conservatrici a quelle più progressiste.

Un fatto che rimane chiaro è che fintanto che l’umanità sarà presente sulla faccia della terra, finché gli animali saranno presenti, questi due gruppi vivranno a fianco a fianco nella realtà che condividono, e non è il se ma il come questo rapporto è costituito che farà la differenza. È il modo in cui ci si riconosce che permette quel passo decisivo per coesistere entro un ecosistema complesso, fragile e fiaccato da stili di vita sempre meno sostenibili, nonostante presenti risorse impreviste e sia tuttora capace di provvedere a vite significative e piene. Certo, qui l’uso del “ci” è volutamente provocatorio, perché può arrivare a implicare un’intersoggettività tra uomo e animale che li mette sullo stesso livello per quanto concerne lo status di persona, di agente morale e di portatore di diritti.

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Il Vaticano II in un’ottica evangelica

Studi di Teologia n° 50 – Il Vaticano II in un’ottica evangelica

A distanza di cinquant’anni, l’interpretazione teologica del Vaticano II è ancora un compito che non è stato svolto seriamente ed è una responsabilità che non è stata fatta propria dalla teologia evangelica. Il Vaticano II è stato sostanzialmente negletto, leggiucchiato in modo frettoloso o trattato con grande superficialità. Nel nostro tempo favorevole al “dialogo”, molti evangelici in diverse articolazioni istituzionali (ecclesiastiche, movimentiste, ecc.) si sono lanciati in iniziative di confronto teologico col cattolicesimo. A nord e a sud del mondo, poi, si registrano impegnative dichiarazioni di evangelici che prendono posizione sul “rinnovamento” all’interno della Chiesa cattolica o che diffondono comprensioni del cattolicesimo all’insegna di una radicale diversità rispetto all’assetto post-tridentino. “Il cattolicesimo è cambiato”: questa è la sintesi. Il problema è che molte di queste iniziative evangeliche sono viziate da un deficit di fondo.

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Evangelizzazione, non basta la parola!

GT_2013C’era un tempo in cui la parola “evangelizzazione” apparteneva al vocabolario delle chiese evangeliche soltanto e aveva un contenuto definito: l’annuncio della salvezza di Gesù Cristo ai perduti in vista della loro conversione. Oggi non è più così. Il cattolicesimo ha iniziato ad usarla in modo disinvolto (aggiungendo spesso l’aggettivo “nuova”) e i suoi significati si sono dilatati perdendo la connotazione evangelica classica. Anche nelle chiese protestanti ecumeniche si è iniziato a riparlare di evangelizzazione, ma non è sempre chiaro a che cosa sia associata. Il risultato è che la parola viene usata in modo crescente e da più soggetti, ma non si sa più bene cosa sia. Non basta parlare di “evangelizzazione” per intendere e praticare l’evangelizzazione in senso biblico.

Le Giornate teologiche 2013 hanno avuto come tema proprio la sfida di pensare all’evangelizzazione avendo l’evangelo al centro della propria comprensione. Giunte alla XXVI edizione, un traguardo di tutto rispetto per il mondo evangelico italiano, le Giornate dell’Istituto di Formazione Evangelica e Documentazione di Padova si sono confermate un convegno dove le convinzioni evangeliche sono state esplorate e discusse e si sono confrontate con altri orientamenti. Quasi 250 persone, tra cui molti giovani, hanno partecipato in modo appassionato ai lavori.
Com’è ormai tradizione, le Giornate teologiche hanno avuto un oratore internazionale e molti relatori italiani. Chris Castaldo, del Billy Graham Center del Wheaton College (USA), ha tenuto due relazioni esplorando la traiettoria storico-redentiva della “buona notizia” e suggerendo alcune piste per incarnare un impegno evangelistico come stile di vita, segnato dalla dipendenza da Dio e dall’intenzionalità della testimonianza. L’evangelizzazione parte dalla promessa di Dio, compiuta nella morte e nella resurrezione di Cristo, di salvare da uno stato di perdizione chi si affida a Lui.
Riccardo Burigana (ISE di Venezia) e Leonardo De Chirico (IFED) si sono confrontati sul tema della “nuova evangelizzazione” promossa in ambiti cattolici, facendo emergere le distanze che esistono tra l’evangelizzazione in senso evangelico (un annuncio di salvezza in Cristo) e questo tentativo di rivolgersi alle masse di “battezzati” non praticanti invitandoli a tornare alla chiesa. Sono in gioco due comprensioni diverse della salvezza e quindi dell’evangelizzazione.
Un’interessante tavola rotonda ha poi messo a confronto Paul Schafer (Cristo è la Risposta), Matteo Clemente (Chiesa SperanzaXMilano) e Pietro Bolognesi (IFED) su esperienze di evangelizzazione nel contesto italiano. Dal privilegiare alcuni metodi che hanno caratterizzato la testimonianza pubblica negli Anni 70-80 (tende, riunioni all’aperto, ecc.), le chiese oggi si trovano ad esplorare nuove forme di evangelizzazione (per esempio sui nuovi media e privilegiando il vissuto quotidiano). La conversazione ha mostrato come il contesto sociale italiano sia cambiato e come questo cambiamento abbia delle conseguenze su come l’evangelizzazione venga praticata. L’importante è non perdere la spinta evangelistica e curare l’integrità di chi evangelizza.
Nella giornata di sabato, i lavori sono proseguiti con la presentazione del libro di Collin Hansen,Il risveglio. Una visione degna di Dio, Firenze, BE Edizioni 2012. Alla presenza dell’autore, direttore editoriale della Gospel Coalition, Alessandro Iovino ha presentato il volume mostrando come, nel corso della storia, i risvegli evangelici siano anche stati tempi di rinnovato fervore evangelistico. Paolo Jugovac di evangelici.net ha illustrato le sfide che si presentano per l’evangelizzazione sui media. Si tratta di un settore strategico e delicato dove gli evangelici si presentano in ordine sparso e spesso cadono nelle trappole della comunicazione. Senza un superamento della frammentazione evangelica è difficile pensare ad un impatto significativo e, in questa direzione, il ruolo dell’Alleanza Evangelica non può che risultare benefico.
Le relazioni sono state seguite da dibattiti partecipati, presentazioni di libri, incontri interessanti. Le Giornate teologiche sono un appuntamento unico nel panorama del mondo evangelico italiano dove la riflessione teologica nutre il dialogo serrato e senza sconti in vista di un rinvigorita testimonianza evangelica nel nostro Paese.

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